La soluzione del problema è il filo che ci fornisce l’Universo

La Luna sta assorbendo gradualmente la sua piena e ora si trova nel Toro delineando un quadro nuovo. Uno di quei quadri che sembrano delle tregue in un campo di battaglia. Una pace armata che si è stesa sulle liberazioni energetiche che la spinta arietina ci ha portato a compiere. Non c’è più il fremito interiore, l’irrequietezza dei giorni passati, perchè anche qualora non si fosse affrontato il proprio mostro interiore, il proprio drago, con la spada sguainata, alla modalità di ogni cavaliere antico, si è però coscientizzata l’esistenza della creatura spaventosa, di quel problema, di quella situazione che ormai è necessario cambiare in modo incontrovertibile. In altre parole La Luna Piena ci ha fatto da faro. Ci ha permesso quanto meno di infiammarci quel tanto che occorreva per scorgere nel buio della nostra inconsapevolezza la questione nodale. Quella da cui si diffonde il nostro senso di stagnazione o di infelicità. Sappiamo che è là, da qualche parte nel campo della nostra coscienza, ha passato di fresco il confine che separa la conoscenza di noi stessi, dalla terra di nessuno che vive oltre, quella che ci appartiene comunque, ma che non vogliamo o possiamo accogliere ancora come nostra: il nostro inconscio.

Adesso tutto è calmo. Ognuno sa il suo punto. Siamo tutti usciti più saggi da questo impeto marziale e plutonico nel Cielo, per quanto spiazzante sia stato, siamo tutti più lucidi sul quel che va fatto, ad ogni livello, ad ogni altezza, in ogni esperienza che stiamo simultaneamente vivendo in questo grande Pianeta Scuola che è la Terra, infilati nelle nostre tre dimensioni più una (Il Tempo) , convinti che sia tutto reale, che sia tutto tremendamente serio. E questi momenti di distensione sono sommamente importanti per accendere la scintilla dell’osservazione, per guardare in prospettiva le nostre emozioni e l’impeto che si è appena consumato. Sono momenti in cui guardare quello che è accaduto da uno spazio di quiete ci rende possibile guadagnare il distacco necessario per salire di livello. Se è vero, come sosteneva Einstein, che nessuna soluzione mai si raccoglie sullo stesso piano esistenziale che ha tracciato il problema, ma arriva soltanto allontanandosi da quel piano, spostandosi, salendo in un punto più alto, da cui le cose non sfuggano, allora questo è il momento delle realizzazioni. Questo è il momento in cui quel “mostro” individuato nei giorni passati, quella situazione di vita, professionale o relazionale che sia, con la quale ci siamo scontrati, o che per la prima volta abbiamo visto nella sua effettività e tossicità, può essere osservata con distacco e questo significa uscire dal piano esistenziale che l’ha originata. Significa poterla risolvere veramente.

E il Toro è legato nel mito alla figura del Minotauro. Lo spaventoso mostro metà uomo e metà Toro, concepito da Pasifae, moglie di Minosse, a causa di un sortilegio lanciato da Poseidone, Dio del Mare. Fu rinchiuso in un intricatissimo labirinto affinchè nessuno potesse vederlo, menchè meno i regali genitori. E il Minotauro era un bel problema, si nutriva solo di carne umana. Chiedeva un esborso importante alla comunità. Un esborso insostenibile che rese Minosse un Re assai crudele, disposto a sacrificare vite umane per nutrire quell’odioso figlio per cui era attanagliato da un pesante senso di colpa. Fin quando un giovane Ateniese di nome Teseo arriva a Creta per mettere fine all’emorragia di persone sacrificate al mostro. Teseo ha i suoi muscoli guizzanti e la forza spavalda della giovane età, ma non ha idea di come si possa sconfiggere un mostro confinato in un rompicapo fatto di mura. Come può avere la meglio su di lui? Come può riuscire a stanarlo, ucciderlo e uscirne vivo? Ci pensa la bella principessa Arianna. Che l’ha visto e se n’è innamorata. Come spesso accade ai ragazzi in maniera istantanea e travolgente. Decide di tradire il fratello mostruoso e consegna al bel Teseo un gomitolo di lana con cui segnare il suo percorso nel labirinto e poterne venir fuori. E tutto va secondo i piani. La prestanza e il coraggio di Teseo hanno la meglio sul Minotauro e l’idea di Arianna lo conduce via, via da quel pasticcio, via da un luogo di dolore e di morte, assieme alla ragazza che gli ha concesso la vittoria.

I Minotauri che tutti abbiamo nelle nostre vite acquistano le sembianze di un lavoro che non vogliamo più, di un capo che non riusciamo più a sopportare, di una storia sentimentale che ha fatto forse il suo tempo come esperienza, di un genitore controllante dal quale ci dobbiamo slegare, di un rischio che dobbiamo correre. Ma non sono questioni che possano essere risolte sul piano che le ha generate. Teseo non avrebbe mai vinto se con le forze di cui disponeva, arrivato al palazzo reale, si fosse lanciato dentro il labirinto con i suoi muscoli e la sua spada, ne sarebbe uscito sconfitto come altri prima di lui. Riesce nell’impresa solo perchè Arianna sposta l’angolatura del problema, risolvendo la logistica dei suoi movimenti nella lotta, risolvendo per lui l’angoscia del perdersi, del non potersi orientare. Arianna e il suo filo sono la soluzione che arriva da un altro piano. Un piano in cui il Minotauro poteva essere guardato in una prospettiva diversa.

Questo è il momento in cui potrebbe arrivarci il filo che aspettiamo per i nostri personali Minotauri.

E’ una questione di attenzione ed osservazione. Di comprendere che la volontà attiva le forze che ci servono. E’ il coraggio indomito di Teseo a scatenare l’amore di Arianna e la sua collaborazione.

Se abbiamo chiaro il problema ed è chiara anche la nostra volontà di risolverlo l’Universo organizzerà il piano formidabile per aiutarci. Ci fornirà il gomitolo di lana della svolta.

L’Universo è uno stratega che noi non uguaglieremmo mai.

Ascoltiamo. Vediamo che cosa è in grado di proporci.

Vi Auguro dei magnifici fili di Arianna che vi conducano fuori da tutti i vostri privati labirinti. Il prima possibile.

Love

Shanti

(imm. Pinterest)

Francesca Spades

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