Pieno di Luna in Ariete. Il cielo del Veleno e della Potenza

Nella romantica storia d’amore fra Ade e la giovane Persefone esiste una piccola macchia che la mitologia ci consegna in una pagina non molto conosciuta. Minta infatti era una ninfa, storica concubina di Ade. Certo niente a che vedere con la passione impetuosa che Persefone fu in grado di instillare nel freddo petto del Dio degli Inferi raccogliendo fiori leggiadra nei campi sopra il suo Regno di Tenebra. Minta in verità era una semplice cortigiana, donne di cui i sovrani si circondano dalla notte dei tempi per soddisfare desideri estemporanei e momenti di fugace piacere. Non era certamente una regina e non le spettava il trono che Ade fu capace di riservare a Persefone , figlia di Demetra, dopo averla rapita ed averne disputato con Zeus in persona la permanenza nel Regno dei Morti. Eppure Persefone fu colta da una tremenda gelosia allorchè si accorse che il regale marito ogni tanto ancora intratteneva qualche incontro segreto con Minta, e il quadro peggiorò irreversibilmente quando Minta, invece di fare appello alla clemenza della neo regina, si vantò di certe arti erotiche che possedeva che le consentivano di seguitare ad essere la favorita del Re. La piena della collera di Persefone allora dichiarò una volta e per tutte al mondo che con la fanciulla dai capelli di sole che coglieva fiorellini aveva definitivamente tagliato i ponti, per trasformarsi nella degna compagna del Re dei Morti. Infatti dette vita ad un horror ante litteram. Non si limitò ad ucciderla. La fece a pezzi con la perizia di un macellaio. E poichè averla dilaniata non era ancora sufficiente per placare il suo ego e regale sdegno, decise di trasformarla in una pianta improduttiva di frutto e difficile da notare per l’assenza di fiori vistosi o variopinti. La trasformò dunque nella menta, a cui poi Ade, giunto a cose fatte, concesse in corner la possibilità di emanare un’aroma piacevole, forse nel tentativo di limitare i danni della consorte furiosa.

E della rabbia cieca occorre far punto con un Cielo in cui a breve si formerà una piena lunare nell’archetipo dell’Ariete. Soprattutto quando Sole e Marte stazionano in Bilancia e Mercurio e Venere se ne staranno nelle profondità oscure dello Scorpione, così vicino all’impeto arietino. Sarà come se dietro alla parte consapevole di noi stessi, quella cosciente e razionale, si nascondessero delle pulsioni che continuare a trattenere diverrà impossibile e ovviamente controproducente. L’Ariete ha di certo a che fare con la rabbia, con quell’emozione graffiante che ci segnala ciò che dentro è troppo difficile da accettare, quello che ci infuoca e infiamma, ma in un contesto simile ci offre un suggerimento prezioso su quello che continuare ad accettare in un bisogno spasmodico di armonia nella nostra vita non ha più senso a livello evolutivo.

Siamo tutti seduti sul nostro tesoro maggiore che è la nostra inconsapevolezza.

In quella zona di non esplorato, di non visto, ci sono le nostre possibilità evolutive in potenza. Spesso nel cammino spirituale ci convinciamo in qualche modo che l’ombra di noi stessi, il nostro lato inconscio e meno riscattato, sia una sorta di nemico da epurare, un alone di tenebra da lavare via con idranti e spazzoloni per stenderci finalmente in modo integrale alla luce dello Spirito. Magari l’evoluzione fosse una questione di pulizie. Avremmo assai meno problemi con l’attitudine maschile, yang, fattiva, operativa, propria del pensiero occidentale a percorrere il sentiero di riconnessione al nostro Vero Sè. Invece la nostra inconsapevolezza diviene alleata di quel che siamo solo quando lasciamo che sia. Che esista, quando si placa la nostra voglia di aderire a modelli, a calchi, a prestampati che nell’immaginario collettivo incarnino la perfezione declinata in qualunque campo o settore dell’esistenza. Persefone aveva bisogno di immergere le mani nel sangue per compiere il suo passaggio ideale dalla verginea adolescente, innocente e figlia, alla potente regina di un regno sterminato come quello degli Inferi. A cui è dovuto un rispetto sacrale. A cui nessuna piccola cortigiana può sventagliare sotto il naso le proprie abilità da amante.

Cosa ci ostiniamo a tenere in equilibrio nella nostra esistenza come fossimo dei provetti circensi malgrado le grida interiori? Quali sono le situazioni che si stendono su certe pozzanghere emotive come pietosi drappi che ci consentono di non vedere? Di non cadere? Di non sporcarci le scarpe? Cosa ci va così stretto ormai da non poter essere più tollerato? Questo è Cielo delle rotture secche, delle eruzioni che spezzano catene tracciate sul bisogno. E uno dei bisogni più impellenti che avvertiamo spesso è quello di essere perfetti. Anche se la perfezione sconfina in un nebuloso concetto astratto che risulta difficilissimo da definire, come fosse la cima di una montagna nascosta fra le nuvole e ancora più spesso questa mancata definizione ci costringe a fermarci a metà strada, e quel bisogno di perfezione si tramuta per magia in un piatto bisogno di normalità. Per non sentirsi strani, brutti o fuori dal coro. Iniziamo col voler essere perfetti e finiamo ad essere normali.

E Carl Jung asseriva nei suoi scritti brutale forse, ma di sicuro potente, che essere normale costituisce uno splendido ideale per il fallito.

Che regina sarebbe stata Persefone accanto al grande Ade se avesse permesso a una ninfa qualunque di mancarle di rispetto? Se non avesse tagliato i ponti con la sua vecchia identità? Cosa le sarebbe rimasto se non avesse avuto il coraggio di diventare chi la vita le stava chiedendo di essere? Forse solo di tornare a piangere fra le braccia della madre Demetra. Niente trono. Niente potere. Niente immortalità. Al più una carriera qualunque da figlia d’arte accanto alla mamma Divina.

Nell’albero della Vita della Cabalà l’Ariete è connesso alla sephira o emanazione divina Geburah. La forza di Dio. La visione della sua Potenza. L’arcangelo collegato a questa emanazione della qualità divina è Samael. Il Veleno di Dio. E questo la dice lunga su quello che spesso la forza e la potenza del nostro Sè superiore devono trovare modo di operare in noi. A volte la nostra Anima per svegliarci deve usare il veleno e la dinamite. Deve usare le esplosioni che mandino in pezzi i feticci di normalità che ci siamo costruiti per la paura di crescere.

Questo è il Cielo del Veleno e della Potenza.

Lasciate che sia.

Ogni boom economico o demografico ha avuto bisogno di una guerra prima. Ogni grande fioritura viene dopo un incendio.

Siate Persefone che accetta di essere la Regina degli Inferi.

Accogliete gli incendi e aspettatene i fiori.

Love

Shanti

(imm. Pinterest)

Francesca Spades

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