Luna Piena in Sagittario. D’Amore e d’Inferno (ormai passato).

Il Plenilunio questo mese è in Sagittario e parla di una luce che torna e di scatti finalmente guadagnati.

La carica lunare al suo momento di massima infatti si tinge dei colori dell’archetipo delle espansioni interiori per eccellenza. Il Sagittario, luogo del fuoco ieratico dello Zodiaco, segna  il momento in cui la Coscienza in viaggio si ritrova, dopo tutte quelle esperienze di tenebra e disgregazione appartenenti allo step dello Scorpione, forte di una nuova consapevolezza: quella d’essere Spirito.

Negli scritti astrologici di Alice Bailey il Sagittario rappresenta in effetti il terzo ramo della Croce del Cristo Celato, meglio nota come croce Mobile, quella che simbolicamente rappresenta il cammino dell’essere umano dalla condizione animale a quella di discepolo.La croce delle incarnazioni che conduce l’uomo allo svelamento progressivo della sua immensa natura Divina, quel ciclo di esperienze che lo trascina fuori dai veli dell’inconsapevolezza e del dolore. Così il Sagittario diventa l’archetipo in cui la coscienza umana guadagna la vittoria, il riscatto dalle pulsioni inferiori della personalità.

Il suo fuoco è quello del Divino guadagnato. Un trionfo altissimo.

E la natura con il suo linguaggio lo sottolinea a perfezione.

Il fuoco del Sagittario guida al Solstizio d’inverno, il momento dell’anno in cui la grande notte oscura dell’autunno lascia il posto al ritorno della luce, la quale gradatamente inizia ad estendere nuovamente le sue ore nel corso del giorno.

Un inferno, con le sue ombre, è ormai alle spalle.

E questa è la sensazione oh valorosi che si potrebbe avere nella prossima manciata di giorni.

Quella di aver chiuso pagine impegnative dell’esistenza.

Di essere giunti al colmo della misura tollerabile in molte circostanze, quello per il quale si può finalmente voltare pagina.

E dopo aver toccato il fondo molti di noi avranno modo di vivere la risalita. 

Potreste vedere la luce e la risoluzione di questioni che hanno a lungo lasciato i loro gravami sulle vostre anime.

La quadratura che la Luna Piena disegnerà con Nettuno nell’Archetipo dei Pesci d’altro canto suggerisce che la via che imboccheremo, ormai fuori dall’oscurità attraversata, ci consentirà di lavorare sulle nostre dipendenze interiori in modo radicale. 

Il Pesci, archetipo della grande empatia, segnala al contempo anche il terreno delle nostre personali forme di identificazione con l’esterno verso cui la connessione è così profonda.

Affinché si possa percepire che il mondo è proiezione interiore  c’è bisogno di sperimentare tutti i gradi intermedi di legame con esso. Sentirlo dolorosamente altro e lontano. Sentirsene respinti, rifiutati o abbandonati.

Fino a comprendere che il film visto all’esterno non è altro che la manifestazione delle proprie convinzioni più profonde, agite, interpretate, incarnate da attori inconsapevoli da noi stessi evocati.

Molti in questo Plenilunio comprenderanno il gioco di specchi, lo vedranno con occhi completamente nuovi.

Molti saranno allora liberati. Sciolti da catene a lungo trascinate.

E il vulnus, Valorosi, sarebbe non crederci a sufficienza.

Come Orfeo nel mito,  che si volta un paio di passi prima che la luce del Sole investa di nuovo il suo viso e quello dell’amata Euridice fuori dagli Inferi.

La sua lira in effetti era stata in grado di sciogliere il cuore di ogni mostro e cerbero una volta varcate le soglie dell’Ade e sfidata la legge di separazione dei mondi per riportare a casa l’amata, morta prima del tempo, in modo crudele, all’apice della tenerezza del loro amore da poco sbocciato.

La lira e il canto di Orfeo avevano fatto erompere in pianti financo le Erinni nelle lande dell’oltre tomba, schivandone il potere di recare la pazzia. Il dolore di Orfeo e la bellezza struggente della sua musica aveva riempito il cuore di ogni demone, piegandolo. Sottomettendolo.

Creando empatia dove non poteva neanche essere immaginata. Per lei. La sua Euridice. 

La bella, una ninfa Amadriade, generata nel cuore degli alberi, schiva e meravigliosa come la natura stessa, conquistata dal grande talento di Orfeo, meritata, sposata, adorata. E poi morta per il morso di un serpe in un prato in un giorno sciagurato racconta il mito. Rastrellata da Ade senza riguardo per il cuore dei due amanti.

Orfeo allora si trasforma nel più duro dei guerrieri. Non imbraccia una spada ma la sua lira. Rovescia i canoni di due piani esistenziali per averla indietro.

Persuade prima Persefone, regina di morte e poi il grande re del mondo ultraterreno: Ade in persona. Che gli chiede come unica condizione di non voltarsi a guardare l’amata che l’avrebbe seguito fuori dai confini del suo Regno verso il mondo dei viventi, perchè si Orfeo al fine aveva vinto.

Ade pone come unica condizione la fede.

A fronte del talento e dell’impegno dimostrato, richiede che la summa dell’opera di Orfeo sia credere. Affidarsi pienamente. Non tornare sui propri passi, non voltare la faccia indietro.

E Orfeo invece cade.

Non si fida.

Non riesce a credere che Euridice con i suoi passi lievi lo segua a breve distanza.

Non riesce a credere sul serio che la sua opera sia compiuta e i patimenti terminati.

E voi valorosi?

Siete capaci di credere a voi stessi?

Di sentirvi oltre quel che vi ha tenuto in gabbia fino ad ora?

Vi auguro la forza intrepida dei vostri passi e la fede necessaria per non percorrerli a ritroso.

Siate nuovi.

Siate Divini.

Buon Plenilunio

Con Amore e servizio 

Francesca Spades

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