Luna Piena in Toro. Mollate il labirinto. Amatevi.

La Luna Piena del mese in Toro è di decisioni e rivoluzioni.

Accompagnata da un’eclissi, in connessione stretta con Urano, Signore del vento impetuoso di cambiamento, stagliata contro Mercurio e Marte in Scorpione, la piena Lunare ci metterà di fronte a un bivio scomodo: quello fra felicità e sicurezza, di Freudiana memoria.

E proprio il padre dell’inconscio sosteneva infatti che la causa di larga parte della sventura umana riposa sull’incapacità di sacrificare la seconda per abbracciare la prima, come fosse congenitamente programmato l’uomo per evitare di diventare quel che davvero autenticamente è in favore di vesti ed identità imposti dall’esterno. Scelti da famiglia, società, aspettative proprie ed altrui, ancora più spesso scelti dai bisogni.

Alias paure.

Radicate in noi stessi e nel clan familiare scelto per incarnare.

Spesso noi tutti diventiamo teatro di secolari spauracchi familiari senza nemmeno averne coscienza, li portiamo avanti  come dogmi perchè non siamo abituati a metterli in discussione, perchè nessuno l’ha mai fatto prima. Perchè sfuggono agli occhi della nostra consapevolezza, come ci suggerisce l’eclissi. Che è buio e simbolicamente difetto di coscienza per noi umani.

E in effetti dove regna la paura difetta l’amore.

E dove difetta l’amore mancano speranza, fiducia, chiarezza.

Tutto ci sembra confuso e incomprensibile adesso.

E il Cielo attuale invece mette un chiaro accento sui lati materiali dell’esistenza a livello  collettivo. Il lavoro, il denaro, il sentirsi confermati e sostenuti negli aspetti più materici dell’esistenza, il sentirsi certi.  Perchè questo è il territorio archetipico del Toro. Al contempo segnala che la genesi di certe questioni è da ricercare nello schema del gruppo umano di riferimento, perchè il Toro è un archetipo di coralità, quella in cui veniamo al mondo, da cui riceviamo DNA e la possibilità di esistere su questo piano. Il clan familiare, i suoi usi e costumi, le sue convinzioni, passate nel nostro pensiero profondo come per osmosi negli anni.  E ora lo stare e  il prosperare, come imparati dai nostri genitori, vengono gettati nel mare oscuro dell’incertezza, nulla è più dato. Urano infatti pretende che la concezione con cui generazioni di umani sul nostro piano si sono procurati cibo e vita cambi radicalmente, perchè è costata troppo dolore, e il dolore non ha a che a fare con la nostra vera natura, che è Spirito e potenza,  al più può rappresentare un grimaldello evolutivo, una leva che aziona i nostri risvegli.

Ma non può risolvere ogni giorno di un’incarnazione e non deve.

E quanta sofferenza si unisce invece a quel che facciamo per vivere?  Quanto ci pesa? Quanti sono incastrati in lavori e professioni mai stati in linea con la propria irripetibile nota interiore? Quanti rispondono solo alla paura di non avere a sufficienza andando a lavorare ogni giorno?

Quanto dolore la questione del campare trascina con sé ogni giorno su questo pianeta?

Le forze cosmiche non sono nemiche, ma rappresentano energie evolutive.

E’ arrivato il momento del cambiamento di certi paradigmi.

Il mondo che verrà e di cui siamo pionieri è un mondo di autenticità. Non potrà esistere nel cuore dell’Era dell’Acquario, in cui già transitiamo da decenni ormai, una professione che costi dolore e senso di frustrazione all’uomo.

Per questo tutto sta vacillando, per questo non andrebbe trattenuto. Per questo si tratta di una chance enorme.

Per questo occorrerebbe mollare e lasciare che tutto cada, che tutto vada in pezzi, che Ade, signore dell’oscurità fagociti nel suo mondo di tenebra quello che deve andarsene.

Per questo occorrerebbe oggi avere l’intuizione che il mito spesso ci consegna con preziose simbologie.

Prendete Dedalo, il costruttore del famoso labirinto di Minotauro. Lui e suo figlio Icaro trascorsero anni alla corte Cretese per edificare un gioiello di architettura che sollevasse il Re Minosse dal fardello di un figlio mostruoso e assetato di sangue, metà uomo e metà toro. Il labirinto schermava con la sua bellezza l’esistenza dell’ essere bestiale così a dovere che Minosse non lasciava tornare a casa gli artefici del progetto e depositari del suo segreto. Così quando Teseo, grande eroe, giunse sull’isola e riuscì contro ogni pronostico a non perdersi nel labirinto e ad ammazzare il mostro, Dedalo e suo figlio non avrebbero avuto più motivo di restare a corte. Tuttavia Minosse, furioso per essere stato sfidato e vinto da Teseo, li fece prigionieri chiudendoli nel loro stesso gioiello edilizio. 

L’opera grandiosa da essi progettata divenne così la loro gabbia, la materia che essi avevano saputo così sapientemente trattare divenne nemica e doloroso esilio.

E Dedalo seppe  che andava abbandonata.

Che quando la materia grava sull’anima c’è bisogno di tagliare e volare via.

Lo fece materialmente. Progettò ali di piume e cera per sé e suo figlio.

Si sollevo in aria e volò via, superando gli stessi muri progettati in anni di duro lavoro.

Dedalo supera se stesso idealmente nelle pagine del mito.

E’ capace di non restare schiacciato dall’attaccamento a chi è stato, alle convinzioni che lo hanno portato a collaborare con un despota che invece di ringraziarlo lo punisce.

Come  sarebbe richiesto ora a noi.

Superare noi stessi. Saper mettere ali così grandi da poterci librare in aria e mollare il dolore e la pesantezza a terra.

Lasciando giù tirannide e pretese senza senso. 

Lasciando giù un mondo che ha deciso di collassare nella paura e nella divisione.

Quello che si fa difficile tanto da sembrarci una discesa agli inferi è di fatto Inferno. Restarci è una scelta precisa e personale.

Il Cielo preme perché si fabbrichino ali di piume e leggerezza. Perché si sappia accettare di non avere terra sotto i piedi come fu per Dedalo ed Icaro, accettando che il volo, ignoto ma salvifico, ci porti lontano dal dispotismo.

Ormai neanche figurato nelle nostre esistenze.

Non amate il vostro personale labirinto. Mollatelo.

Non restate negli schemi materiali dei vostri padri.

Non vi fate vincere dall’idea che senza quel che fate per vivere ora non ci sarà soluzione.

La soluzione c’è sempre, per vederla occorre il coraggio di pensare che le cose possano prendere una direzione che non vediamo e su cui non abbiamo controllo.

Il controllo è paura.

La paura nega l’Amore.

L’amore è tutto quel che necessita all’uomo per vivere.

L’Amore.

Volate via.

Amatevi.

E con amore e servizio vi auguro splendide ali di leggerezza.

Francesca Spades

Se desideri un consulto puoi scrivere a : francescaspades@gmail.com

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foto: Peter Lindbergh 1993

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