Plenilunio Pesci. Se le tenebre avanzano non indietreggiate.

La Luna Piena di Settembre incontra l’avanzata delle ombre che astronomicamente tornano ad allungarsi, si realizza infatti a ridosso dell’Equinozio d’Autunno, e la luce si prepara come ogni anno in natura al ritorno rituale ed ineluttabile del buio, ma mai come in questo momento della storia umana il simbolismo sembra parlare a noi umani.

Perchè mai come in questo momento le tenebre allungano le loro lunghe dita sul genere umano.

E il Cielo allora cerca di raggiungerci con i suoi moniti verticali, perchè quello che sta in Alto, si sa, è come quello che sta in Basso.  E le parole altamente simboliche del Cielo ci servono come pane in questo grande e corale cambiamento di pelle a cui siamo chiamati che va avanti ormai dalle grandi congiunzioni in Capricorno del Dicembre 2020. Quando il crollo è iniziato.

Crollo del vecchio mondo e tutte le maschere che lo adornavano.

L’Archetipo dei Pesci che accoglie questo Plenilunio racconta per noi la lezione più alta che la Coscienza sia venuta a cercare su questo piano incarnato, e la congiunzione con il Maestro stesso dell’Archetipo Nettuno ne rinforza il contenuto come fosse una cassa di risonanza, affinché sia udito da ogni mortale in ogni angolo del globo.

La lezione si chiama Fede.

Il Cielo asserisce il nostro profondo bisogno (Luna) di Fede (Pesci/Nettuno)

Le tenebre avanzano è vero.

Mai come prima nella storia umana.

Lo fanno perché ciascuno possa trovare la sua fides, quel concetto mirabile di derivazione latina in cui era contemplato il patrimonio di credenza profonde dell’individuo.

L’ombra avanza perchè le credenze più vere di ognuno possano finalmente brillare come oro nel fango.

Adesso si sente la voce dell’Anima meglio che in cataste di secoli alle nostre spalle.

Perchè non si impara alcunchè senza l’incertezza della prova.

Il Cielo chiama ora a non cedere alle identificazioni con il piano terrestre, perchè sono illusioni. Il Pesci alla sua ottava più bassa infatti è lo spazio delle immagini distorte che lo specchio dell’Acqua ci consegna. L’Acqua che spezza le forme e le ricompone in prospettive e dimensioni inesistenti. Non cadete nei tranelli che le illusioni vi consegnano in questa fase storica sembra suggerire il Cielo, ce ne saranno tante a tentarvi. Saldatevi alla vostra fides interiore, sappiatela trovare, quella ottava alta dell’archetipo Nettuniano che è la connessione con il vostro Sè più alto. Saldatevi alla voce della saggezza che arriva a voi da mille e mille incarnazioni passate. Non è da poco che incarnate su questo pianeta umani. Molti di voi sono veterani, duri da confondere con flebili lusinghe.

Ci sono Anime sagge oggi su questo pianeta. Anime che hanno la capacità di riconoscere una menzogna quando si profila e di restare ferme nella pace del loro Spirito.

E’ a loro che voglio parlare. 

Questa lunazione care Anime sagge apre le porte a un grande test della nostra capacità di affidamento. 

Da qui inizia infatti la nostra capacità di camminare al buio senza paracolpi.

Nei Pesci la Coscienza scopre il passo difficilissimo dell’attraversamento di una nuova dimensione, l’ultimo step sulla Ruota Zodiacale è connesso alla tangenza con altri piani esistenziali. Quando tutte le lezioni sono state integrate, quando ogni identificazione viene  meno e il viaggio è ultimato non manca altro che saltare il fosso.  Saltare quando la terra manca sotto i piedi e non si sa dove si andrà a finire. Nettuno nell’Albero della Vita della Cabalà è connesso d’altro canto all’emanazione Divina o Sephiroth più alta, ovvero Kether, il Non manifesto. Quell’Energia Divina che è oltre qualsiasi creazione e ne è la fonte. Si trova infatti nel mondo cabalistico più spirituale, quello del Fuoco, ove il Divino è Sè stesso nella purezza dell’assenza di forme. Dion Fortune scrive al tal proposito che in Kether “non c’è alcuna forma, ma solo puro Essere qualunque cosa esso possa essere”.

Nei Pesci allora si sperimenta l’assenza di certezze, come nelle profondità del Mare in cui ogni regola fisica valida per la terraferma è rovesciata o modificata.

Il Mito registra il medesimo messaggio.

Gli eroi più amati sono quelli che affrontano prove temibili con il lume delle proprie certezze interiori radicate in sè stessi, quelli che arrivano a un passo dall’Abisso, che hanno il coraggio di guardarlo senza indietreggiare.

Il mito ama la fermezza e l’onore. Ce li consegna spesso come messaggi.

Prendete Ifigenia, figlia di Agamennone. Le viene raccontata una colossale bugia sulle prime (come accade a noi tutti negli ultimi due anni a ben vedere) le viene detto che avrà il grande onore di sposare il più grande eroe della Grecia: Achille. Figlio di una ninfa, forte come Ares e bello come Apollo. Immaginate la felicità di una giovane ragazza a tale prospettiva. E invece non si celebrerà nessun matrimonio. All’altare verrà condotta per essere uccisa e placare l’ira della Dea Artemide verso suo padre, colpevole di un vecchio oltraggio. La fanno così salire su una nave acconciata per un’importante cerimonia assieme a sua madre, la ricoprono di onori, ma poi, giunta al luogo del sacrificio, quando è evidente che non c’è traccia di Achille e del suo seguito, le viene rivelata la cruda verità: deve morire per consentire a suo padre di salpare, dato che Artemide con la sua ira tiene i mari in bonaccia e impedisce a un intero esercito di navigare verso Troia e il traditore Paride. Sua madre impazzisce, viene condotta via e tramerà vendetta nei confronti del marito, la ragazza invece contro ogni pronostico accetta.

Con dignità e fermezza si radica alla sua fides interiore. A quello che sa vero in se stessa. Ovvero che esiste un fato al di là di sè e delle proprie aspettative di fanciulla. Esistono nazioni e popoli. Esiste un codice d’onore infranto che serve a creare pace e stabilità fra gli umani. E a questo che serve muovere guerra ai Troiani. Sale verso l’altare, verso la lama che le taglierà la gola. Lo fa. Accetta quel che non sa. La morte. Il Nero, l’Abisso, il sangue per un bene superiore.

Si fida del buio. Ogni certezza è persa davanti a quella lama.

E così Artemide, all’ultimo momento, quando tutto sembra perduto, la sostituisce con una cerva e la salva.

La chiama a se. Ne fa la sua sacerdotessa prediletta.

Ifigenia passa dall’essere una ragazza come tante alla ieraticità del contatto diretto con una Dea.

In un attimo passa il confine fra due mondi e si porta oltre suo padre, la Grecia e ogni possibile tradimento del codice umano.

Diventa sacra.

Siamo davanti a una grande possibilità di diventare sacri Anime sagge che leggerete.

Siamo davanti a una chance enorme di risveglio.

Non indietreggiate.

Non cedete all’illusione.

State fermi lasciatela dissolvere come neve al Sole.

Guardate l’Abisso.

C’è un Cielo sopra di voi. C’è un’Artemide che vi ama e vi salverà.

Siete luce.

Siete un pezzo di Dio. Credeteci.

Francesca Spades

Per consulti: francescaspades@gmail.com

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