Marte in Cancro. Nessun dorma(ancora)

Mentre l’energia del Cielo si assesta nella zona Astrologica del Toro (con Sole, Mercurio e Venere), connessa dunque agli aspetti materiali dell’esistenza, Marte proprio in queste ore varca la soglia del Cancro. Il luogo sacro di scoperta dell’Anima.

Così il fuoco indomito del Dio della Guerra irrompe nel territorio delle nostre emozioni più intime. Le scuote dalle fondamenta, affinchè non possano essere ignorate, affinchè possano svegliarci dal racconto ipnotico di scarsità e paura in cui siamo immersi. 

E se il Toro infatti rappresenta lo spazio ideale in cui la Coscienza in transito sulla Ruota dello Zodiaco inizia a confrontarsi con i bisogni del piano incarnato, con tutto ciò che ha che fare con la sicurezza e la stabilità del vivere, il Cancro simboleggia un altro primato, la stazione in cui la Coscienza sperimenta il sentire, il bisogno non più materiale, ma spirituale.

Allora siamo ad un fondamentale bivio collettivo.

Sicurezza o felicità? Sosterrebbe Sigmund Freud avvisandoci del rovinoso baratto.

Il Cielo infatti sembra domandare: siete veramente certi che mettendo al riparo la vostra esistenza su questo piano incarnato, la vostra salute, il benessere del vostro corpo, sarete appagati per intero? Siete certi che non conoscerete altri abissi di sconforto?

Quanto ancora avrete bisogno di pensare che il corpo vi identifica completamente? 

Quanto ancora avrete necessità d’essere oppressi e vessati per sentire l’Anima agitarsi in voi?

Nelle prossime settimane il transito di Marte in Cancro renderà manifesto che esiste ben altro al di là della certezza di poter esistere anche domani nel proprio corpo fisico e sarà una lezione a cui tutto il pianeta verrà sottoposto senza eccezione. 

Il fuoco di Ares accenderà carboni ardenti sotto desideri che saranno ben oltre la gittata della sicurezza materiale. 

Libertà

Gioia

Condivisione

Affetto manifestato e non più promesso con incontri di gomiti e abbracci virtuali.

Tutto questo esploderà come bisogno incontenibile, come un fiume in piena a cui per troppo tempo sono stati eretti argini e confini. E se finora un numero limitato di Anime ha avvertito la pesantezza delle emozioni del Cuore così penalizzate da quanto stiamo vivendo, adesso il giogo diverrà impossibile da sostenere per un numero esponenziale di individui. 

Il risveglio planetario sta per innescare un’accelerazione imponente, quel genere di sferzata che solo un apparente transito disarmonico del Cielo può regalare. Perchè la tradizione ci racconta che Marte nel Cancro è in caduta. Ma le cadute spesso servono più dei voli nel mondo in cui viviamo. L’Universo d’altro canto non conosce disarmonia, ma solo la perfezione dell’Uno, comunque manifestata. E Ares divinità dello Scontro e del sangue a casa dell’Anima ha il senso profondo di rappresentarne una sveglia senza precedenti.

Non ci basterà più salvare le penne, vorremo amare, toccare, ridere, godere dell’esistenza.

Vorremo indietro il diritto ad essere Anime non solo Corpi.

Nell’Albero della vita della Cabalà, l’archetipo del Cancro è in connessione con Yesod, nona Sephiroth o emanazione Divina, penultima prima del regno della Terra, Malkhut. Yesod rappresenta allora l’ultima propaggine dell’Albero contenuta nel regno dello Spirito. L’ultimo baluardo prima della discesa nel mondo della dualità e dell’illusione in cui si colloca la nostra esistenza incarnata. Infatti ne rappresenta il Fondamento. Il seme spirituale che viene portato in manifestazione. 

Quel seme spirituale che verrà vivificato dalla forza di Marte a partire dalle prossime ore

Così serpeggeranno sentimenti che non potranno più esser tenuti a bada da museruole e metratura

Nel mito Edipo cresce nello sfarzo della corte di Corinto.

Non c’è nulla che sia negato al principe, erede legittimo del re Polibo, quel figlio che la coppia reale ha lungamente atteso e desiderato. Tutto si offre al giovane come lusinga e diritto. Eppure parte della letteratura mitologica racconta che nel momento in cui qualcosa si sottrae alla sua disponibilità materiale, per il principe inizia un lungo viaggio di auto svelamento. Nella versione più antica della storia qualcuno infatti sottrae alle scuderie reali dei cavalli di grande pregio. Edipo non riesce a tollerare l’affronto del furto e non ha mai affrontato prima il disagio della mancanza. Per questo si lancia alla ricerca delle bestie rubate. Il bisogno materiale muove i suoi passi e lo porta sul sentiero del proprio destino.

E’ così infatti che si imbatte in uno scortese viandante che pretende di transitare con spocchia e per primo su una via scoscesa. Nella disputa che ne deriva Edipo, infuriato e poco abituato ad esser contraddetto, uccide lo sconosciuto e sigla l’inizio del proprio risveglio, non sa infatti di aver appena passato a fil di lama il proprio padre biologico Laio, re di Tebe, padre che lo aveva abbandonato molti anni addietro a seguito di una sventurata profezia. Non sa Edipo di essere stato notato in fasce, piangente e semi assiderato, da un servo di Polibo di passaggio in un bosco, un servo di quello che ha sempre chiamato padre, e non sa di essere stato cresciuto nella menzogna di essere il legittimo delfino di Corinto.

Edipo uccide inconsapevolmente una parte di sè per scoprire tutto il resto. Per rivelare a se stesso le proprie autentiche radici. Il proprio reale Fondamento.

Esattamente come l’essere umano, che nel mondo materiale, ai piedi dell’Albero della Vita, nella pesantezza dell’elemento Terra, ha bisogno di scoprire la reale versione di Sè. Che è oltre il confine del corpo e della certezza materiale.

Edipo ha bisogno di sperimentare la perdita della materia (i cavalli rubati) per dare corso all’acquisizione della sua identità perduta.

E l’analogia con quanto stiamo vivendo al momento è sorprendente.

I nostri cavalli sono stati rubati da tempo.

I nostri cavalli rubati sono la vita che langue nei divieti, nelle distanze, nelle promesse di tornare a un’esistenza normale, procrastinate malgrado sieri inoculati e sacrifici scaraventati come massi sulla pelle delle famiglie, dell’uomo comune e inconsapevole di sè.

Ma per quanto ancora?

In pochi dormiranno ancora dalle prossime ore.

In pochi mancheranno di avvertire il Fondamento spirituale di se stessi.

Quel mistero chiuso in ciascuno che echeggia nei magistrali versi della Turandot di Puccini.

L’Amore. Per la vita e per la sua espressione.

Per quel che veramente siamo.

Anime

Angeli Solari

Pezzi di Dio seminati nel creato.

Nessun dorma (ancora)

Con Amore e Servizio

Francesca Spades

Se desideri un consulto puoi scrivere a : francescaspades@gmail.com

Se desideri prendere parte ai miei corsi on line FB di Astrologia Karmica, Mito e Cabalà puoi scrivere a: francescaspades@gmail.com

Se trovi utili i miei scritti puoi contribuire con una donazione su paypal

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