Sole in Sagittario. Stiamo crescendo o solo faticando?

Venere da poco è entrato nel territorio astrologico dello Scorpione, mentre il Sole ha fatto ingresso nell’Archetipo del Sagittario. Fra i principi primi Venere e Sole esiste una stretta connessione energetica. Il Sole astrologicamente rappresenta la sfida karmica che ci siamo assunti prima di incarnare in questo piano di esistenza, la lezione che l’Anima ha deciso di integrare per evolvere, in un certo senso per guarire, laddove la guarigione è da intendersi quale riconnessione ad unità dalla frammentazione a cui siamo sottoposti nel nostro cammino. Ovvero il nostro tornare, vita dopo vita, allo Spirito a cui tutti apparteniamo. La Casa del Padre. Venere invece ha a che fare con l’armonia. Con la capacità di integrare gli opposti a cui siamo soggetti. Il nostro è un piano in cui si oscilla costantemente fra bianco e nero, luce e ombra, amore e paura. L’alternanza di queste esperienze antitetiche ci forgia, ci rende in grado di realizzare delle sintesi, o unioni, che costruiscono la nostra armonia interiore. Si può comprendere lo splendore della luce solo dopo aver attraversato l’oscurità del buio più profondo, si può superare un timore solo dopo aver fatto esperienza diretta della proiezione che generava quella paura, si può comprendere il valore della pace solo dopo le atrocità della guerra. Venere allora rappresenta la lezione che desumiamo di volta in volta dalle nostre oscillazioni esistenziali. E’ la saggezza che sappiamo ricavare come principio unificatore dalla vita stessa. Per questo Madame Blavatsky dalle pagine della sua Dottrina Segreta fa menzione di Venere come del “Piccolo Sole, o l’altro Sole”, perchè al pari del Sole stesso, che rappresenta quello che è in grado di espanderci ed elevarci, Venere rappresenta la nostra capacità di far tesoro delle esperienze, di integrare le sintesi di quello che siamo chiamati a vivere sotto la direzione del nostro Sole di nascita. Sono principi in stretta collaborazione reciproca dunque. Il Sole è la chiamata diretta della nostra Anima, il Generale dei suoi piani, Venere ne rappresenta l’assistente ed esecutore più stretto.

La mitologia lega a Venere infatti una molteplicità di parabole diverse. Tutte connesse all’unione, alla ricerca di un’armonia perduta. Iside nella letteratura mitologica Egizia ricompone il corpo smembrato del marito Horus, dilaniato dal fratello Seth. Cerca i brandelli del consorte in una lunga peregrinazione perchè è dall’unione di quelle membra distrutte che dipenderà la possibilità per l’amato di varcare la soglia dell’Oltretomba e della vita Eterna. Afrodite nel mito Ellenico nasce dall’evirazione del padre Urano, non dissimilmente dal mito egizio, Urano viene massacrato dalla falce di un familiare, il figlio Crono/Saturno in questo caso, e quel fallo di cui viene sanguinosamente mutilato cadendo nell’Oceano da vita alla più bella delle belle, la dea dell’Amore per eccellenza. Il movimento è chiaro. Dalla polarità, separazione, mutilazione, il principio Venere riguadagna unità, bellezza e sacralità. Dalla malattia (separazione) genera l’unione (guarigione).

Il Cielo attualmente allora ci segnala che la nostra capacità di guarire, di ricomporci ad unità da situazioni di frammentazione e dolore dipende dalla nostra capacità di trasformarci. Quanto siamo in grado di morire a noi stessi? Di perdere abitudini consolidate? Di guardare in faccia quello che fino ad oggi ci ha definiti per comprendere che è solo un polo in cui ci siamo rintanati? Lo Scorpione è infatti l’archetipo delle grandi metamorfosi. Della morte come passaggio di stato. Della capacità di saper cambiare forma e pelle esattamente come fanno i serpenti infilandosi fra le strettoie acuminate delle rocce, in modo che la vecchia muta venga loro strappata letteralmente via. E il momento esistenziale nel quale ci stiamo barcamenando ci chiede una plasticità a fronte della quale molti di noi non si sono mai trovati. Ma i cambiamenti, gli adattamenti a cui stiamo facendo posto in questo momento che senso hanno? Dove ci conducono? Il Sole risponde con il suo recente cambio di energia. il Sagittario è infatti il luogo della sacralità per eccellenza, è il Fuoco Divino che ha bisogno di riconnettersi alla sua fonte primigenia, al Cielo da cui è disceso. Rappresenta i nostri accrescimenti, le nostre conquiste, il trionfo della Coscienza che ha attraversato il mondo materiale e ha compreso di essere Spirito. Il mito consegna al Sagittario la regalità di Zeus, Signore degli Dei, Padre dei Divini. Il mito narra che quando Zeus ebbe vinto la lunga battaglia contro suo padre Crono/Saturno, confinandolo nel Tartaro e sottraendogli la signoria sul mondo, decise di affidare alla sorte la spartizione dei Regni di Natura con i fratelli che l’avevano aiutato nell’impresa. Il che ne fece subito un sovrano diverso dai propri predecessori, che non avrebbero nemmeno concepito l’idea di una suddivisione del potere. Ma fra gli amori giovanili del padre dell’Olimpo il mito annovera, ben prima della regina Era, la ninfa Meti, figlia di Oceano, divinità della prudenza. La quale non voleva sposare il giovane principe ribelle e tentò di sfuggirgli in ogni modo, costringendolo alla fine ad ingoiarla pur di possederla e dar sfogo alla passione che lo animava. Uno Zeus poco più che adolescente ed inconsapevole finì letteralmente per incamerare nel corpo, fin dentro le proprie cellule, il dono della Prudenza che è saggezza, che è capacità di vedere dove gli altri non riescono, di comprendere al di sopra delle passioni e delle polarità. Di operare la sintesi che è crescita. E’ per questo che Zeus riesce a rimettere al flusso dell’esistenza, a quella sorte che riconosce come superiore, la spartizione dei Regni all’indomani della vittoria su Crono. Ed è per questo che il destino oltre alla reggenza sul regno della terra ferma, gli concede il potere su tutti i Cieli e l’Universo stesso decretandone automaticamente la superiorità sia su Ade, signore degli Inferi, che su Poseidone, divinità dei Mari. Zeus si è cibato della prudenza, si è portato in un punto superiore rispetto agli altri, ha integrato l’umiltà che è la più grande componente di un potere riscattato ed è dunque ritenuto degno di essere il Re dei Divini.

Quanto ci appartiene questa caratteristica di Zeus? Quanto riusciamo a comprendere che la trasformazione effettiva passa sempre per la nostra capacità di fermarci e accogliere? Di rimetterci alla saggezza del tempo che viviamo? Alla segreta maestria della vita che abbiamo scelto prima di arrivare in questo bellissimo e difficile giardino chiamato Terra? Il muori e diventa che Venere nello Scorpione ci invita a vivere ha l’obbiettivo di renderci migliori, più forti, più connessi a quello che veramente siamo. Ma permettiamo che la vita ci modifichi? Siamo in grado di quel passo indietro che Zeus compie quando invece di rivendicare subito i suoi diritti attende che la sorte faccia il suo gioco ricompensandolo? Siamo capaci di quella fede? O il momento con tutte le sue difficoltà sta piuttosto mettendo in luce dove restiamo attaccati e miopi? Stiamo cercando faticosamente o disperatamente di tenere in equilibrio cose destinate ad infrangersi per evitare di accogliere i cambiamenti?

A volte i bambini si mettono in punta di piedi per sembrare più alti, ma non lo sono. E prima o poi devono tornare a mettere i talloni per terra. Inevitabilmente. Questo è quello che ci capita quando ci sforziamo di restare dove siamo sempre stati per non accogliere il soffio della vita, per quanto impetuoso. E’ quando molliamo che accogliamo e ci trasformiamo. E’ quando Zeus chiude gli occhi è accetta il tiro della sorte che diviene signore dell’Universo.

E sono parole del grande Lao Tze quelle per le quali mettersi in punta di piedi non significa crescere.

Al più solo faticare.

Stiamo crescendo o solo faticando?

Con Amore e Servizio

(imm. Pinterest)

Francesca Spades

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