E’ Solo Luce. E’ Solo Amore. Sole in Leone

Il Sole è appena entrato in Leone, accompagnato dalla Luna in transito e il Cielo assume in un batter d’occhio tonalità diverse.

Dorate magari, perchè l’archetipo del Leone ha il compito, facilmente fraintendibile, di portare al mondo lo splendore della Luce del Sole, l’astro che gli fa da Maestro. Il Sole brilla al centro del sistema solare e così la coscienza nella stazione del Leone ha bisogno di imparare che la luce è dentro, che gli appartiene di diritto ed è solo questione di lasciarla uscire allo scoperto, al di là dei veti, delle paure e delle incertezze sabotanti che ciascuno di noi reca con sè. Sembrerebbe un compito evolutivo più gaio e leggero di altri quello in dote al Leone, la verità è che la stazione che gli è propria segna un momento difficilissimo nel viaggio di ritorno alla casa del Padre della Coscienza sulla Ruota dello Zodiaco. E’ il momento in cui le dualità devono essere superate, il momento della coscientizzazione del potere del Cuore come centro energetico fondamentale dell’essere umano. E’ il momento in cui Yin E Yang, ventricolo sinistro e ventricolo destro, capacità accogliente/recettiva e fattiva/autoaffermativa debbono trovare la via della sintesi e dell’equilibrio. Il simbolo astrologico del Sole è un cerchio con un punto all’interno ed esotericamente il cerchio simboleggia lo Spirito, la potenza altissima dell’Unità, il primo contatto con l’esperienza totalizzante dell’Uno. Il Leone quindi segna un momento di svolta per l’Anima, il salto di uno steccato esistenziale che necessita di uno speciale coraggio. Ci vuole grande forza interiore per riconoscersi Dio dentro e per consentirgli di esprimersi senza cadere nell’auto censura o al contrario nella vanagloria più sfrenata.

Si tratta di comprendere l’essenza più vera della nostra natura, quell’essere Divinità a metà, “corde tese fra la bestia e l’oltre uomo” avrebbe commentato Friederich Nietzsche, e comprendere la grandiosità del progetto Divino per ciascuno di noi, laddove complessi o illusioni si trasformano rapidamente in nemici giurati da sconfiggere per riuscire a ruggire in qualche modo.

Nel cielo attuale, carico delle ben note congiunzioni in Capricorno di Saturno, Giove e Plutone, il confronto con la nostra personale mitologia interiore (per dirla con le parole della grande Katie Byron) è spietato. Attualmente il nostro codice morale interiore è chiamato in causa perchè necessita di profonde revisioni. Cosa abbiamo pensato di essere fino a questo momento? Cosa siamo stati? Cosa ci siamo raccontati per evitare di uscire allo scoperto? E di splendere per quello che davvero sappiamo fare? James Hillman nel suo poderoso scritto sul Codice dell’Anima dice apertamente che non esistono persone condannate ad un daimon ( ovvero Demone Interiore alias Anima) mediocre. Non esistono persone guidate da Anime di serie A, capaci di coprirsi di gloria e successo, e Anime di serie B destinate alla massa degli invisibili, con vite anonime confinate in ogni angolo di globo terrestre. La mediocrità non è un attributo dell’Anima. L’Anima ha il respiro immenso dell’eterno e la capacità di assumersi rischi sconsiderati perchè conosce perfettamente la propria immortalità e concepisce dunque ogni esperienza come espansione. Quando un’esistenza si trascina nel grigiore della monotonia o diventa una lenta, sicura marcia sotto un masso di pietre sempre uguali, vuol dire che qualcosa della nostra macchina biologica, qualcosa dei nostri piani inferiori non sta lavorando come dovrebbe. Quando mancano slancio, energia e gioia spesso si cammina in quella che mi piace definire un’ ansa karmica. E’ come sganciarsi dalla mano del nostro Sè Superiore o principio Animico per imboccare la via desiderata dai nostri veicoli inferiori: mente, corpo e piano emotivo fuori controllo. La mediocrità percepita somiglia alla deriva in mare. Il motore della nave è in avaria e si scivola lasciando che le cose controllino la nostra vita più che esserne i veri protagonisti.

E Il Cielo di questa fase prenderà a sonori calci tutti gli aspetti della nostra esistenza che sono andati sopendosi sulle routine, sulle abitudini, sulla narcolettica mediocrità di quegli aspetti della nostra vita per cui ci siamo semplicemente rassegnati. Il perchè è presto detto, sta venendo alla luce un mondo nuovo in cui lasciar languire in un angolo la propria vocazione, il proprio talento, lo spirito di quel Daimon interiore di Platonica memoria ( ancor prima di Hillman) non potrà più essere accettato.

Nel mito coloro che rifiutano doni divini o attenzioni da parte degli Dei ricevono punizioni vibranti. Nella metafora il dono o l’amore di un divino rappresenta l’abbraccio con i piani superiori, con la deità che se rifiutata costringe a vivere nella materia ancora per millenni. Apollo per esempio nel racconto mitologico è spesso il volto che viene dato alla luce. Divinità solare, delfino legittimo di Zeus, figlio amato in cui il Re degli Dei si specchia fiero, meraviglioso nel suo fulgore fisico al punto da essere definito con l ‘appellativo di magnifico (megalòs), così bello da dover distogliere gli occhi per le comuni mortali, è paradossalmente oggetto dei più cocenti rifiuti.

Lo rifiuta Cassandra mortale figlia di Priamo, principessa di Troia, lo respinge anche Dafne, ninfa Naiade legata ai corsi d’acqua dolce prima di ogni altra divina o umana.

Il mito racconta che Dafne rappresentasse per Apollo infatti la prima infatuazione e che cosi forte fosse il trasporto che il Dio provava per la ninfa da spingerlo ad avvicinarla utilizzando un camuffamento. Apollo assunse infatti le vesti delle sue nutrici pur di averla vicina. Ma la fanciulla non ne volle sapere fin da subito. Gli sfuggì al pari di una saponetta bagnata, il Dio fu costretto a rincorrerla per miglia fra i boschi, nei campi, fra i rovi, fin quando la ninfa disperata, pur di non cedere alle brame del Dio, si appellò accorata ai propri genitori, che nello specifico erano il dio dei fiumi Ladone e la ninfa Naiade Creusa. Li pregò forte e piangendo di aiutarla a cavarsi dall’incresciosa situazione. Seduta stante venne esaudita e trasformata in una rigogliosa pianta di Lauro o Alloro. Apollo rimase a bocca asciutta ed incredulo. Non potè fare molto altro che infilarsi un ramo della sciagurata pianta fra i capelli e renderlo un proprio vessillo personale. Il destino di essere rifiutato malgrado il suo proverbiale splendore si sarebbe ripetuto come un karma in molte altre pagine del mito per lui.

Come mai la luce spaventa così tanto?

Come mai ninfe e umane si sottraggono alla possessione divina preferendo maledizioni o vita da vegetali piuttosto che concedersi?

Il mito nel linguaggio allegorico rappresenta sempre i movimenti umani. La luce per essere accolta chiede una morte. Figurata o simbolica che sia. Dafne non è in grado di accettare la morte della fanciulla per lasciare il posto alla donna attraverso l’amplesso mistico che Apollo, ovvero la Luce richiede. Quando questa morte apparente viene respinta per paura, per incapacità di guardare oltre o per adesione incondizionata a quello che si è, rigidità appunto, il rischio è quello di dover perdere tutto. Financo la forma umana. Dafne viene dalla sua stessa progenie retrocessa in un Regno di Natura diverso, quello vegetale. Come dire che se non si accettano le espansioni il rischio è la cristallizzazione. A Dafne è mancato il coraggio della propria luce. La capacità di vedere le attenzioni del Dio per quello che rappresentavano: la possibilità di un passaggio esistenziale. La possibilità di essere elevata al rango di divinità.

Non è diverso da quel che capita ogni giorno nelle nostre vite.

Spesso è il coraggio che ci manca. Quella qualità cardiaca. Del Cuore come indica la parola stessa, dato che nella radice contiene il termine “cor”. Cuore. Il coraggio di lasciare un solco scavato già da tanto e troppo tempo, il coraggio dell’autenticità del nostro pensiero, il coraggio di quello che amiamo e che magari può essere causa di nasi storti ed incomprensioni nell’ambiente in cui viviamo. Il coraggio di vivere a modo nostro, di vivere come il cuore vorrebbe.

Nell’Albero della Vita della Cabala il Leone è associato al Sentiero di Saggezza Teth, ovvero il Serpente. Il sentiero che mette in comunicazione Chesed e Geburah, le emanazioni della Grazia Divina e della Severità o Forza di Dio. E il Serpente è spesso associato in verità a Lucifero. L’Angelo alla cui caduta dal cospetto di Dio fa riscontro la nascita della dualità, della spaccatura fra Bene e Male. Figlia dell’Illusione di Maya, il nostro regno incarnato. Lucifero, il Serpente, è infatti il portatore di Luce, il principio polare attraverso il quale la coscienza ha possibilità di sperimentare la dualità e crescere, integrando lezioni e avvicinandosi sempre più all’Uno da cui tutto proviene. il Serpente è la prova che precede le nostre acquisizioni, l’ostacolo davanti al quale è necessario raccogliere forza e coraggio per saltare oltre e comprendere qualcosa di più alto.

Non esiste il Male. Esiste la veste duale che diamo al Bene quando ci chiede di farci forti e rinunciare a una vecchia dimensione di noi stessi.

Dove siamo rimasti?

Dove ci comportiamo come Dafne che preferisce trasformarsi in un albero piuttosto che vivere?

Dove abbiamo bisogno di sviluppare il sacro fuoco del coraggio?

Sarà un mese in cui il Cielo lo sfilerà da ogni pertugio della nostra esistenza il coraggio. Molte crescite non sono più rimandabili.

Abbracciate lo splendore di Apollo. E’ Solo Luce. E’ solo Amore.

sempre vostra sempre a servizio

Francesca Spades

per consulenze private: francescaspades@gmail.com

( imm. supermithology on Pinterest)

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