Luna Nuova In Cancro. la verità che meritiamo su noi stessi

Nell’Astrologia Esoterica l’Archetipo del Cancro acquista una grande rilevanza simbolica. E’ Detto la Porta dello Zodiaco. Perchè nella quarta stazione del viaggio che la coscienza effettua nel suo percorso di riconnessione al Divino, quella occupata dal Cancro appunto, si manifesta per la prima volta il sentire, ovvero il linguaggio d’elezione dell’Anima. Quel viaggio che era iniziato con il fuoco dell’Ariete e che è proseguito attraverso il piano materiale (Toro) e quello mentale (Gemelli) nel Cancro subisce una seconda fondamentale iniziazione: quella al piano emotivo. Per questo il Cancro ci pone nella situazione di vivere esperienze di grande ricerca interiore, per definire meglio la nostra identità. Ci chiede conto di chi siamo. Ci pone questioni identitarie, spesso scomode, perchè conoscere nuovi lati di noi stessi significa sondare zone profonde e non illuminate. Significa consentire alla luce di arrivare in quel territorio d’ombra che Jung definì come la somma dei nostri rifiuti, ovvero il nostro inconscio, quello che è sotto la soglia della nostra comprensione e consapevolezza. Tutto quello che non ci riconosciamo e proiettiamo sul mondo esterno, come se fosse uno strascico ingombrante di un abito troppo lungo.

La Luna fra una manciata di giorni si fa Nuova nella zona astrologica del Cancro, giocando al tiro alla fune con i vecchi del Cielo: Saturno e Plutone in transito in Capricorno, assieme a Giove. E l’oscurità proiettata dalla Luna che ricomincia da zero il proprio ciclo celeste è immediatamente assimilabile al buio di quella parte sommersa che fa parte di noi stessi e che in viaggio nel mondo incarnato siamo chiamati gradualmente ad illuminare. Cosa si nasconde sotto quel che già conosciamo di noi stessi? Che cosa deve venire ancora alla luce? Cosa deve definire meglio quel che siamo?

La Luna Nuova ci pone interrogativi su quello che è tempo di lasciar emergere dal bacino della nostra inconsapevolezza. Sulle vere identità che ancora teniamo prigioniere delle nostre paure e censure. Come fossero svelamenti, confessioni, verità da ricevere e coltivare.

Il non conoscere del resto è il più drammatico dei problemi. Passa dall’ispirato e notissimo monito di una delle coscienze più grandiose che il mondo umano abbia mai ospitato, dal momento che è Siddharta Gautama in persona ad esporre l’idea per la quale l’ignoranza rappresenta la sciagura numero uno per gli incarnati, e prosegue, come un filo rosso, attraverso le immortali parole vergate sul Tempio di Apollo in Delfi, che recita accorato “uomo conosci te stesso” se davvero vuoi elevarti. Se davvero vuoi conoscere l’Universo e gli Dei.

E’ così importante sapere chi siamo?

Sembrerebbe di si.

La mitologia lo conferma continuamente. Sono legate pagine nere e spaventose ad ogni mancata coscienza di se espressa dai suoi protagonisti.

Deipilo per esempio è figlio di Iliona e Polimestore, Reali di Tracia. Iliona dal canto suo vanta natali importanti infatti è figlia di Ecuba e Priamo, personaggi che il mito annovera fra i più famosi. Sono infatti i signori di Troia e i genitori di Paride. Il più bello fra i mortali, quel giovane per cui tre potenti Dee dell’Olimpo si sono sfidate anni prima pur di riceverne riconoscimento. Quel Paride che concedendo il proprio favore ad Afrodite nella contesa ricevette in dono la possibilità di avere la mano della donna più bella che il mondo avesse mai veduto: Elena. Moglie di Menelao Re di Sparta. Quel Paride che ne orchestrò il rapimento e che scatenò la più grande e sanguinosa guerra che la mitologia ricordi. Menelao e suo fratello Agamennone, le loro copiose truppe radunate in tutta la Grecia, e un assedio durato anni alle porte di Troia, piccola, indifesa, destinata a cadere fin dai primi squilli di battaglia. Una città chiusa senza speranza attorno alla famiglia reale, chiusa a sua volta a presidio di un figlio spregiudicato quanto superficiale e di una fuggitiva colpevole di adulterio. Il piccolo Deipilo tuttavia nella sua culla in terra di Tracia questi fatti della famiglia materna non li conosce. E’ lontano dai destini di Troia, almeno fino a quando sua nonna Ecuba, ormai sul limitare della caduta della città, invia una missiva alla figlia Iliona con un ordine perentorio. Deve prendere con se l’ultimo nato della stirpe troiana, il piccolo Polidoro e difenderlo a qualunque costo. Iliona prende sul serio la disperata richiesta materna e nasconde presso la corte di Tracia il fratello minore Polidoro e qui iniziano i guai per Deipilo. Viene infatti sostituito in culla ad opera di sua madre Iliona con il giovanissimo zio in arrivo da Troia ormai in fiamme. In buona sostanza si realizza il primo furto di identità che la storia ricordi. Polidoro viene fatto passare per Deipilo e al vero figlio del Re di Tracia viene invece affibbiata la scomoda identità di Polidoro, ultimo figlio di una stirpe in rovina. Deipilo cresce cosi pensando che sua madre sia sua sorella e suo padre un cognato che tollera a mala pena la sua presenza a corte. Non resta molto stupito infatti quando si presentano alle porte della città Menelao e i suoi uomini, in cerca dell’ultimo troiano da passare a fil di lama per cancellare completamente la stirpe di Priamo dal mondo, e non è molto sorpreso quando il cognato, senza opporre la minima resistenza, lo consegna nelle mani degli Achei. Se lo aspettava, l’aveva sempre saputo che presto o tardi sarebbe accaduto. Quello che Deipilo si spiega poco e male è la disperazione incontenibile di sua sorella Iliona. Le sue lacrime indomite e le sue urla strazianti mentre lo trascinano via, cosi accorate, come in effetti potrebbero essere quelle di una madre a cui stanno per sacrificare il figlio. Deipilo trova cosi la morte più ingiusta che ci sia, caricando sulle sue fragili spalle il pesante destino di qualcun altro e Iliona perde il suo stesso sangue pur di non svelare l’inganno a cui la spinse sua madre Ecuba, per la Ragion di Stato, per salvare una discendenza ormai votata alla fine.

Cosi la mancanza di coscienza sulla propria identità riceve sempre dal mito il marchio nero del dolore e del lutto. Come avviene del resto nella Parabola di Edipo, che ignorando la sua vera stirpe, finisce per uccidere il proprio padre biologico Laio e sposare la madre Giocasta. Si consumano sempre tragedie quando i personaggi vagano nel buio della propria consapevolezza. L’ignoranza riceve sanzioni spietate, che si abbattono come massi sui malcapitati. Perchè quello che ci tiene lontani dalla nostra scintilla Divina a ben vedere sono le cose che rifiutiamo di incontrare in noi stessi. Le proiezioni che non siamo in grado di ritirare a noi stessi commenterebbe Rudiger Dahlke, quegli aspetti che continuiamo a veder galleggiare nel mondo che ci circonda senza intuire che ci appartengono e ci definiscono.

Il Cielo della Luna Nuova di Luglio dunque trascinerà fuori dal buio parti di noi che ancora non conosciamo. Potrebbe metterci di fronte a situazioni in cui stentiamo a riconoscerci o in cui non non possiamo più restare perchè dall’oscurità potrebbero emergere novità sorprendenti, come sconvolgente sarebbe stato per Deipilo conoscere la verità sul proprio conto o per Edipo il vero nome di suo padre.

Tutto quello che si può fare è lasciare che queste novità vengano a galla, che trovino il proprio spazio, che si allarghino e contribuiscano ad estendere il perimetro della nostra consapevolezza. Anche se costano fatica, anche se potrebbero rivoluzionare situazioni consolidate. Non c’è nulla di solido quando frammenti di quel che siamo giacciono oltre la soglia della nostra accettazione.

Non c’è Universo e non c’è deità dove sia esclusa la conoscenza.

Vi Auguro che venga a galla tutta la verità che meritate su voi stessi

Vi Auguro il coraggio di guardarla e assecondarla perchè è la mancata identità che genera lutto, non la presa di coscienza.

Con Amore

Sempre vostra e sempre a servizio

Francesca Spades

(imm. all posters on Pinterest)

Per consulenze private : francescaspades@gmail.com

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