Plenilunio in Capricorno. Chi è pronto a tutto merita tutto.

La Luna domani sarà piena in Capricorno. Si unirà a Saturno, che già in retrogradazione nel suo domicilio, è tornato nell’abbraccio con Plutone e Giove da cui si era sciolto in Primavera. Il tutto verrà accompagnato da un’eclissi lunare.

Il Cielo stringe le fila dei pianeti nel territorio scosceso del Capricorno ancora una volta quest’anno, e quello del Capricorno è un mondo dalle tonalità forti. E’ la zona esistenziale delle rinunce, del lavoro duro, delle scelte complicate perchè decurtanti. E’ la zona degli aut aut. Dei compromessi non più dilazionabili. L’ energia di Saturno ci parla dell’indipendenza conquistata a colpi di lezioni dure, quanto dura può essere una perdita o un rifiuto, un “no” dell’esistenza. Eppure le porte chiuse, le occasioni svanite, i fallimenti si trasformano presto nei tesori interiori più preziosi che abbiamo. Il Capricorno, regno astrologico di Saturno, corrisponde alla decima stazione sulla Ruota dello Zodiaco. Nel Capitolo III del Libro dei Proverbi di Salomone al Dieci è attributo il valore della lettera Yud, prima lettera del Nome di Dio, ovvero La Sapienza. E questo la dice abbastanza lunga sul senso delle prove che l’energia del Capricorno ci mette davanti. L’obiettivo che la nostra Anima decide di perseguire affrontando le sfide connesse a questo archetipo ha che fare con il raggiungimento di una Sapienza che ancora ci sfugge. E la Sapienza è un connotato diretto del Divino. E’ il primo aggettivo che gli venga predicato. IL Sapiente. Nella Cabala al Capricorno corrisponde la lettera Ain, ovvero Occhio. E l’occhio è l’immagine archetipica a cui associamo per eccellenza il sapere. Il Sapere che deriva dalla visione, dal saper vedere quello che altri non vedono, perchè si è raggiunta una visuale diversa e più riscattata. Certamente più alta.

E non c’è niente da fare, la strada è solo quella delle prove.

La strada del fuoco che forgia lo Spirito, delle avversità che ci consentono di allagare lo sguardo fino a ricomprendere cose che prima non eravamo in grado di percepire. In questo piano di esistenza che passa per la dualità, per un infinito sistema binario, in cui ci barcameniamo fra gioia e amarezza, fra vita e lutto, fra pace e guerra, oscillare è l’unica possibilità di integrare nuove lezioni. Per comprendere la luce occorre passare nel buio. Per capire il bianco occorre aver vissuto nel nero. E il movimento oscillatorio è quello che ci rende il tutto penoso. Il movimento a cui siamo costretti per apprendere modifica le nostre vite, ci scolla dagli equilibri che abbiamo conquistato quando diventano troppo soporiferi, ci toglie sicurezza quando questa diventa il solo scopo del nostro procedere nel mondo, ci toglie persone quando a causa del rapporto che ci lega ad esse rinunciamo ad evolvere o buttiamo dalla finestra indipendenza e potere assieme alla nostra libertà interiore.

Non è esaltante avere a che fare con il movimento ineluttabile a cui siamo legati, ma saremmo statici e incapaci di espansione senza i suoi strappi e i graffi che ci lascia addosso. Se non avessimo il coraggio di passare per certe bufere nella nostra esistenza resteremmo all’infinito allo stesso punto esistenziale, legati alle nostre piccole cose o ai nostri piccoli affetti egoici.

Alcesti per gran parte della sua vita si era sentita solo la fortunata e amata sposa di un Re. Admeto per l’esattezza, sovrano di Fere in Tessaglia. Molte fanciulle avrebbero invidiato la sua vita tutto sommato, in cui tranquille giornate da regina consorte erano scorse nel lusso di un sontuoso palazzo carico di servitori, al calore rassicurante dell’amore di un uomo giusto e ben voluto, a cui aveva prontamente dato dei figli. E Admeto era davvero ben voluto, non solo dai mortali, ma soprattutto dagli Dei. Aveva infatti dato ricovero niente meno che ad Apollo. Il Dio, che non se la passava benissimo per un certo oltraggio arrecato al padre Zeus, era stato condannato ad espiare la sua arroganza servendo in casa di mortali come l’ultimo degli umani. Ma Admeto, nella cui magione era giunto, si era dimostrato dal cuore buono e generoso, e il Dio per ringraziarlo di non essere stato un padrone villano gli aveva concesso la possibilità preclusa a qualsiasi umano di sfuggire alla morte se qualcuno avesse accettato per amor suo di perire al suo posto. Tutto filò liscio fin quando Thanatos, figlio della Notte, Re della Morte, non venne a bussare alla felice casa di Admeto per condurlo nell’Ade. E mentre la malattia lo divorava, sua moglie Alcesti si struggeva. Di colpo la dorata vita della regina di Fere sembrava diventata un incubo. I genitori di Admeto, informati della sorte del figlio, rifiutarono di consegnarsi a Thanatos affinchè fosse risparmiata la più giovane vita del loro stesso successore. Alcesti incredula comprese allora di dover prendere una decisione campale nella quale risiedevano considerazioni a più livelli. Che vita sarebbe stata la sua senza il padre dei propri figli? Senza l’amore tenero di cui l’aveva ricoperta per tutti quegli anni? Alcesti si rese conto che la perdita avrebbe gravato sulla sua vita in ogni caso. Sapeva di amarlo senza condizioni e senza limiti e dunque scelse di essere lei stessa quel sostituto che Thanatos potè trascinare nell’Ade. Alcesti in qualche modo preferì che in un mondo di uomini fosse il padre a restare a veglia delle proprie creature e scelse che la vita scoresse ancora nell’uomo che l’aveva resa felice fra le mortali. Nella decisione finale divenne anche la consapevole regina di una collettività che aveva bisogno di essere salvaguardata. E Thanatos,obbediente al monito di Apollo, la condusse via in un baleno, senza attendere ripensamenti.

Il mito prosegue poi raccontando che Admeto, malgrado il dolore lancinante per il sacrificio della moglie, avesse aperto le porte di casa ad Eracle che errava nel compimento delle sue dodici fatiche. E narra inoltre che avesse ordinato di servire all’eroe stanco per il viaggio un lauto banchetto. Eracle a sua volta aveva sofferto abbastanza nella vita per rendersi conto della tristezza che aleggiava nella casa, e quando Admeto gli narrò su pressante richiesta il gesto della moglie, ne restò impressionato. l’Audacia, la responsalità, la forza di Alcesti lo riempirono di ammirazione. Aveva per altro perso di recente la propria moglie Megara in circostanze strazianti per non rivelarsi sensibile a una simile storia d’amore e sacrificio. Allora brandì la spada e si mise sulle tracce di Thanatos. E si trattava pur sempre di un semidivino, figlio di Zeus in persona. Non ci mise molto a strappare a Thanatos le belle membra di Alcesti, riportandola all’amore del marito. Avvolta in un velo che furono le tremanti mani di Admeto a dover scostare per riportare la gioia nella reggia quasi fosse un regalo incartato.

Gli happy ending della mitologia hanno sempre il senso di illuminare un’integrazione importante raggiunta dai personaggi, uno scatto di coscienza che li rende simili alle divinità, che allarga il respiro della loro stessa anima. Alcesti decide coscientemente di accogliere la tempesta nella propria esistenza. Quando la morte soffia nel proprio palazzo rischiando di portarle via quello che più ama al mondo non esita, non indietreggia, accoglie la prova. Accoglie anche laddove gli stessi genitori di Admeto rifiutano il sacrificio per la loro stessa carne e sangue. Alcesti sacrifica la propria vita per il bene superiore della casata, degli figli e perchè comprende che qualora fosse il marito a morire e lei a restare sotto il Sole che abbraccia i vivi, quel Sole non le sarebbe di grande conforto e nulla avrebbe più lo stesso senso. Alcesti è consapevole di tutto. Ed è pronta a tutto. Accetta in pieno il cambiamento che arriva a turbare la propria isola felice addirittura infilando la sua mano in quella fredda e scarna della morte. E questa capacità la rende unica fra i mortali.

Cosi unica da non poter essere neanche più considerata tale. In quanti possono vantare di aver messo piede nel mondo oscuro di Ade e di esserne tornati illesi? Gli Dei lo consentono attraverso la forte mano di Eracle perchè Alcesti merita l’amore per il quale ha saputo rinunciare a tutto.

Chi è pronto a tutto merita tutto. Sembra soffiarci delicatamente nelle orecchie il mito. Ed è realmente così. Chi accetta il cambiamento ne viene espanso, anche se la via che il cambiamento sceglie a volta sembra conoscere le tinte di un ricatto esistenziale o di una grande ingiustizia.

Chi è pronto a tutto lo è perchè ha in qualche modo eliminato la paura di tutto.

Chi elimina la paura vive nell’Amore.

Alcesti lo racconta senza sconti con la sua parabola. E’ coraggiosa come una leonessa quando chiede a Thanatos di portarla dove vuole ma di risparmiare il marito. Ha vinto la paura del cambiamento perchè ha saputo accoglierlo piuttosto che combatterlo.

E’ possibile che nei tempi che verranno ci troveremo davanti alla necessità di scegliere o di dover accogliere un cambiamento radicale, è possibile che il movimento oscillatorio dell’esistenza venga a sovvertire ancora i nostri piani, a scollarci dalle stasi che non ci consentono crescita, da quei ristagni karmici in cui sediamo per comodità o perchè, come sosterrebbe il grande Georges Ivanovic Gurdjieff , rappresentano le nostre linee di minor resistenza, i luoghi del nostro addormentamento.

Non avverrà perchè il mondo è cattivo, ma perchè abbiamo tutti un grande bisogno collettivo di espansione, di sviluppare l’occhio sacro della nostra Sapienza interiore come suggerisce la Cabala, quella visione allargata e capiente che Alcesti ha saputo dare alla vita per intuire quale sarebbe stata la scelta migliore per la sua famiglia e per la casata regnante di Fere.

Se il Cielo serra i ranghi non lo fa per infliggerci tormenti. Ma perchè collabora con il piano scelto dalle nostre Anime per renderci migliori di quello che siamo.

Alcesti tornò magica e sapiente dall’abbraccio con Thanatos. Come la tranquillità della sua vita precedente non avrebbe mai saputo renderla.

Se ci barcameneremo con qualche bufera ricordiamoci sempre che la magia è trasformazione.

Buona Luna Piena con Amore.

sempre vostra e sempre a servizio

Francesca Spades

per consulti privati: francescaspades@gmail.com

Per partecipare alla mie video lezioni facebook sulla Ferita Karmica e sull’Era dell’Acquario scrivi a : francescaspades@gmail.com

(imm. otterwerx. tumblr.com on Pinterest)

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