Retrogradazioni, compimenti e riflessi

Il Cielo ha iniziato una serie di ripassi collettivi.

Sono molti gli astri che stanno ingranando moto retrogrado in questi giorni. Saturno in Acquario ha iniziato la sua retromarcia una manciata di giorni fa, mentre Venere e Giove lo faranno fra oggi e domani andando a sommarsi a Plutone già retrogrado da fine Aprile. Quattro energie cosmiche sospendono la propria marcia per tornare indietro e quattro è un numero con un connotato simbolico ben definito. Nel quattro è racchiusa la materia, il creato. E’ la solidità di quello che per densificazione progressiva è stato emanato dall’Uno nel suo processo creativo. Il quattro è il numero stabile per eccellenza. La somma delle sue parti ci consegna la decade. E la decade nel simbolismo esoterico è il compimento, corrispondente sulla Ruota dello Zodiaco all’archetipo del Capricorno. Vetta, fine, completamento di un ciclo. Nel quattro allora è anche contemplata ad un livello più profondo l’idea della fine, del termine di qualcosa e di un nuovo start.

E proprio qui sul pianeta Scuola per eccellenza siamo infatti alle soglie del completamento di una fase e in procinto di accedere a un livello successivo di apertura che probabilmente ci concederà maggiore libertà.

La prevalenza dell’elemento Aria con il passaggio di Mercurio in Gemelli da poco avvenuta d’altra parte segna il desiderio di contatto e di scambio così a lungo mancati e ci lascia toccare il bisogno insito in ognuno di vedersi riflesso nello specchio del mondo. Quello che del mondo ci manca di più è la proiezione perfetta che realizza di quello che siamo, e questa proiezione che avviene attraverso gli altri, i nostri amici, i nostri amati, le persone della nostra esistenza, ci permette di conoscere noi stessi anche quando non ne abbiamo coscienza.

Nell’archetipo dei Gemelli, terza stazione sulla Ruota dello Zodiaco, la coscienza bambina, appena incarnata nel mondo fenomenico va alla scoperta del creato, che percepisce altro rispetto a se stessa e questo le permette di fare esperienza attraverso il confronto. Nel mondo duale in cui ci troviamo il confronto è l’unica modalità di apprendimento e il riflesso la via della nostra evoluzione. Il mito ci racconta in proposito la magnifica storia di Narciso Una storia di riflessi e di progressi a ben vedere. Secondo la versione ellenica Narciso non concedeva mai il suo cuore ad anima viva. E il suo era un cuore particolarmente ambito data la proverbiale bellezza. Sua madre infatti era la ninfa Liriope e il padre una divinità fluiviale di nome Cefiso. In sè Narciso assommava dunque il magnetismo cangiante dell’acqua e la natura divina del sangue materno. Un mix irresistibile per molti pretendenti, che egli tuttavia respingeva senza appello e apparentemente senza uno straccio di empatia. Fin quando non comparve fra i suoi spasimanti quello destinato a rompere il quadro dei rifiuti. Animia era un giovane perdutamente innamorato come gli altri, che tuttavia dimostrò una peculiare caparbietà. Narciso non fu mosso a commozione dalla sua devozione, almeno non più di quanto non lo fosse per quella degli altri, ma notò il suo coraggio straordinario e il suo ardore e gli fece dono di una magnifica spada. Dono sciagurato e sadico, perchè si accompagnava ad una raccomandazione tremenda. La spada doveva servire infatti ad Animia per la somma prova del suo bruciante amore per Narciso, ovvero darsi la morte trafiggendosi. E qui le cose iniziano a prendere una piega bizzarra. Il giovane infatti non arretrò di fronte all’estrema richiesta di Narciso e contro ogni previsione impugnò la spada e si trafisse davanti all’abitazione dell’amato. Facendolo curò ad ogni modo di invocare vendetta ai Divini per il sacrificio della sua giovane vita all’altare inamovibile di un cuore di pietra fra i peggiori della mitologia.

E i Divini acconsentirono, perchè la vendetta fu ritenuta giustizia e raggiunse Narciso con i soliti connotati della sorpresa e della freddezza di tutti i regolamenti di conto. Un bel di Narciso vide infatti se stesso riflesso in un corso d’acqua. Il mito racconta che si innamorò all’istante dell’immagine riflessa nello specchio acquatico e che per unirsi all’abbraccio con la meravigliosa creatura intravista trovò la morte annegando. Ma se potessimo fermare la storia a qualche secondo prima della caduta di Narciso nei flutti, potremmo magari sentire un piccolo battito di quel cuore coriaceo che portava nel petto. La rottura miracolosa di un incantesimo. Narciso che guarda se stesso comprende in un attimo di luce tutti coloro che l’avevano amato inutilmente. In una frazione di secondo diventa ciascuno di loro e comprende come si sta nei loro panni. Nel suo cuore finalmente sgretolato fluiscono in un urgano incontenibile cose ignote e tempestose chiamate emozioni, che gli spalancano davanti il mondo sconosciuto dell’empatia. Non regge, perde l’equilibrio. Annega nella sua nuova consapevolezza.

Il riflesso ci mette in mano la consapevolezza. Ci estende, ci espande.

Abbiamo bisogno del contatto con il mondo perchè simbolicamente per noi rappresenta il riflesso che Narciso vede nell’acqua e che gli consegna una versione migliore di se stesso.

Siamo tutti come lui. Siamo tutti in viaggio in questa dimensione per guardare i nostri riflessi attraverso le persone e i fatti della nostra esistenza e aprire il cuore attraverso di essi.

Adesso che riaprirà pian piano il mondo, che ritroveremo amici e situazioni simili (anche se non uguali) a quelle che vivevamo prima dell’isolamento forzato, dovremo farlo con la gratitudine interiore di quello che il mondo è in grado di fare per noi.

Aprirci il cuore.

Godete a fondo di questa consapevolezza. Tornate alle persone della vostra esistenza con l’idea che ciascuna sia una chiave di evoluzione, che ciascuno sia Animia che si trafigge per voi. Solo per voi.

Siamo tutti amore. Solo Amore.

Sempre vostra e sempre a servizio

Francesca Spades

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