Che senso ha prendersela con la lavagna? (Mercurio in Ariete da poco)

Mercurio è da poco passato in Ariete, territorio di combattimenti e di rinascita. Nascita e combattimenti vanno spesso a braccetto. Si nasce combattendo per respirare cosparsi di sangue e nudi, si nasce anelando la luce, per venire fuori da un involucro che abbiamo abitato per dieci Lune e che poi ad un certo matematico momento individuato dalla Saggezza Cosmica ( non un minuto in più nè uno in meno) diventa troppo angusto per il nostro corpo, per le nostre facoltà cognitive e la nostra coscienza. Così i risvegli sono sempre accompagnati dal passo marziale e saguinolento di Marte. Non c’è risveglio possibile senza aver combattuto, senza aver sperimentato la durezza di una condizione non più tollerabile, avvertita come prigionia. Tutto l’immaginario archetipico insegna che i grandi tesori si raggiungono solo dopo aver passato a fil di lama un drago orrendo. Michele Arcangelo trafigge con la sua spada di fuoco il demonio, quel Lucifero che ha avuto l’ardire di stagliarsi contro Dio. Eracle uccide con le sue frecce avvelenate il drago Ladone per aver accesso all’albero sacro dai frutti d’oro nel Giardino delle Ninfe Esperidi. Apollo, custode del Sole, per acquisire il potere ulteriore di divinità del vaticinio deve affrontare e sconfiggere il mostruoso serpente Pitone, oscuro occupante del luogo in cui verrà a suo tempo edificato il tempio di Delfi. Prima della Luce c’è l’oscurità della violenza.

E l’idea che la sacralità si possa afferrare solo attraverso la guerra attraversa l’inconscio collettivo in maniera trasversale. Le guerre più efferate che il mondo conosca a pensarci bene sono da sempre quelle che si combattono all’interno di ciascuno di noi. Il vero campo di battaglia si delinea, secondo il famoso motto alchemico “ambula ab intra”, nel nostro flusso di pensiero, in grado generare su uno schermo, come fosse un proiettore, le immagini che vediamo all’esterno ogni giorno nella nostra vita, le immagini che comunemente chiamiamo vita. Fatta dei nostri rapporti umani, della nostra professione, delle nostre aspirazioni, della relazione che ingaggiamo con il corpo e la materia. Il mondo esterno è un indifferente schermo gigante su cui prendono forma le nostre proiezioni interiori. Per quello schermo non fa differenza alcuna ospitare gioia, serenità, gratitudine, benessere, oppure essere riempito di risentimento, rabbia, frustrazione, dolore, senso di alienazione e depressione. Il mondo è li perchè quello che esiste in noi sia chiaro, il più chiaro possibile, chiaro e didascalico come potrebbe esserlo una lavagna in un’aula di scuola.

Allora la sola differenza possibile può essere giocata da una scelta consapevole dall’interno. È nel nostro flusso mentale che si gioca l’unica partita decisiva per la qualità delle nostre esistenze. Siamo gli unici arbitri del gioco. Che colori ci saranno sullo schermo che chiamiamo vita? Di cosa sarà qualitativamente costituita? Lo possiamo definire ogni minuto e ogni giorno selezionando quello che esiste nel nostro flusso mentale. E si, si tratta di una battaglia. Efferata a volte. Dura e impegnativa. Ci vorrà l’energia detonante di Marte e il suono del suo corno da guerra per rimboccarsi le maniche e decidere cosa può stare e cosa non può stazionare nel perimetro del nostro mondo interiore. Ci vorrà osservazione, concentrazione, pazienza, forza.

In un Corso in Miracoli è scritto “Il tuo ruolo è solo quello di impedire all’oscurità di dimorare nella tua mente” e non perchè aderisca ad un ideale New Age di pensiero positivo, ma perchè la premessa di tutto è un’assunzione di responsabilità a 360 gradi sulla nostra esistenza. Il pensiero immateriale crea ogni singolo minuto. E’ il pensiero la sceneggiatura che il mondo tradurrà in azione. Poco oltre nello stesso testo si legge ancora “Ognuno è responsabile di quello in cui crede ed è l’unica cosa che possa insegnare”. Ognuno vive il frutto di quello che riceve la sua fede nella vita di ogni giorno. Ognuno vive il prodotto materializzato dei suoi pensieri più ricorrenti e radicati. Ognuno vive nelle proprie stesse predizioni interiori. Ognuno vede scritto sulla lavagna del mondo quello che riempie il suo cuore. E quelle saranno le uniche cose che saprà diffondere in giro.

Che senso ha prendersela con la lavagna?

Che senso ha prendersela con lo schermo se proietta un film che non ci piace?

Dove deve dirigersi la spada della giustizia che ciascuno di noi può decidere scientemente di impugnare? Sul mondo che non ci piace?

La rabbia non è un’emozione da cancellare. Nessuna emozione deve vestire l’ignominia del nostro rifiuto, ed è impensabile pensare di poter cancellare una parte di quello che siamo, ovvero il nostro piano emotivo, ma la direzione che queste emozioni possono prendere è quello che da registi possiamo scegliere.

Mercurio in Ariete accende la nostra mente di irritabilità, ci porterà a scattare a doverci destreggiare con il fuoco della rabbia. E l’unica direzione costruttiva per questo passo marziale è quella di farci realizzare quanto ancora sia poco chiaro magari il meccanismo attraverso il quale il nostro flusso interiore di pensieri diventi il mondo in cui viviamo. E’ li che deve direzionarsi la voglia di rinascere, l’impeto guerriero. E’ nell’osservare in quali credenze interiori risieda la genesi di certe situazioni.

Il pensiero, non la sua manifestazione.

Questo dovrebbe interessarci.

Questo dovrebbe armarci del fuoco di Marte.

Prendetevela con quello che di male pensate di voi stessi, prendetevela con le antiche bugie vittimistiche che vi raccontate, prendetevela con la paura di non essere amati, o di non essere riconosciuti. Scovateli questi pensieri nel vostro mentale. Guardateli. Sono quelli i vostri demoni, i vostri Ladone a cento teste o i Pitone dalle squame orrende. Sono quelli a cui si deve smettere di credere prima o poi se si vuole raccogliere il Sacro e il Divino dentro ciascuno.

Ognuno. Ciascuno di voi. Nessuno escluso. Il Divino non è solo in quelli che vi appaiono arrivati e ammantati di un’aura dorata mentre tengono l’ennesimo seminario o vi sorridono dalla copertina dell’ennesimo libro di Self Help o spiritualità.

Siete Luce

Siamo Luce… Tutti.

sempre vostra e sempre a servizio

(imm. Flindersdesign on Pinterest.com)

Francesca Spades

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