Quando le intenzioni cadono. Riflessioni in compagnia di Jung.

In questi giorni sui social stanno circolando miliardi di parole, di frasi, di idee, quasi tutte ispirate. Molti di noi stanno mettendo in campo la propria saggezza, i propri studi e percorsi evolutivi affinchè siano di utilità e servizio ad altre persone. Vengono regolarmente citati tutti i maestri che hanno calcato il suolo di questo pianeta scuola, e poco importa che le frasi e le parole siano veramente appartenute loro. Ingaggiamo una corsa figurata a chi accende più luci.

Ed è ammirevole. Va tutto bene. Tutto quello che concorre a spezzare il filo nero della Paura, tutto quello che le toglie spazio anche per il breve giro della lettura di un post su un social è una benedizione divina in un momento come questo. Vanno bene anche parole di un autore contemporaneo e ignaro infilate nell’autorevole bocca di Carl Gustav Jung, come è accaduto in questi giorni, vanno bene se servono a farci vibrare bene per un attimo, a darci la carica di un sorriso. E funzionano ancora meglio quando magari ci spingono ad afferrare uno degli scritti più controversi del signor Carl Gustav Jung da uno scaffale e ad aprirlo in cerca di qualcosa che non si sa bene neppure. Qualcosa di simile a quello che si potrebbe cercare all’ombra di un grande albero in una torrida calura estiva a mezzogiorno. Sollievo. Acqua. Frescura. E magari questo periodo senza precedenti che astrologicamente è stato molto dibattuto, con una lezione legata al Capricorno così dura da rappresentare lo sbarramento di un intero mondo, il nostro, quello che esisteva prima di tutto questo, ecco questo momento potrebbe essere paragonato ad una grande bonaccia riarsa dalla calura sfiancante di un sole indomito. Tutto è fermo e tutto sembra voler esplodere da un momento all’altro, come fossimo in un’ovattata polveriera.

E’ il momento in cui le nostre intenzioni non trovano più spazio nella nostra quotidianità. E’ il momento in cui i vorrei, dovrei, farei non sono più di moda, ma sono di moda fermi, divieti e restrizioni. Addirittura divieti di comprare un semplice quaderno al supermercato per far passare tempo a un bimbo annoiato dalle troppe ore fra le mura domestiche disegnando un pò. Perchè il giro di vite sulla libertà ha raggiunto la selezione dei prodotti nel carrello della spesa questo è quanto. E così il perimetro delle nostre intenzioni si assottiglia di giorno in giorno. Lanciamo lo sguardo oltre la soglia di una settimana che forse, speriamo, sia l’ultima a separarci dalla fine di questo blocco, mentre le intenzioni diventano merce sempre più rara.

E qui le parole di Jung sbucate dal suo Liber Novus sono arrivate a parlarmi con una precisione chirurgica. Delle intenzioni appunto. Delle monche, solitarie, desolate intenzioni che ci vengono impedite in questi giorni e dice questo Jung dialogando con la propria Anima, con quel Sè superiore sulle cui tracce tutti siamo anche quando inconsapevoli.

“Quanto poco siamo capaci di vivere! Dovremmo crescere come un albero che non conosce neppure lui la propria legge. Restiamo invece vincolati alle nostre intenzioni, SENZA SAPERE CHE L’INTENZIONE LIMITA, anzi ESCLUDE, LA VITA. Crediamo di poter rischiarare l’oscurità con le intenzioni e in questo modo non cogliamo la luce” ( Esperienze nel Deserto- Liber Primus- Libro Rosso C.G.Jung -Bollati Boringhieri).

Non amo il maiuscolo ma non ho altro modo per esplicitare l’importanza di queste parole, più di altre adesso. Adesso che Saturno maestro del Karma è passato in Acquario, territorio delle libertà, delle forme che collassano, degli schemi che vengono travolti per non esser più ripetuti, affinchè non possano più ingabbiare nessuno. E il 31 Marzo prossimo anche Marte passerà nel Regno dell’Acquario, nelle sue altezze siderali, e significherà che laddove saremo liberi dai vorrei, dovrei, farei, saremo in grado di vivere a un livello superiore. Laddove lasceremo che le cose assumano i contorni che devono senza intervenire, fluidi come fossimo acqua, leggeri come fossimo aria, allora avremmo integrato la lezione di questo momento. Avremmo esteso di parecchio la gittata della nostra coscienza.

Perchè quello che veramente si cela dietro questo monolitico periodo di negazione e stasi che sta minando economia, fiducia e animi è la lezione legata alla capacità di andare incontro alla vita senza darle sempre e solo la forma che vorremmo. Non si può più. Ci viene dimostrato senza appello. E’ la capacità femminile di assumere la forma necessaria agli eventi che è necessario integrare. Perchè le intenzioni sono dure come il nostro ego spesso. Sono lo strumento più fino che utilizza per chiuderci in gabbia. E noi siamo tutti e solo studenti seduti sui banchi di questo meraviglioso pianeta, ciascuno lo è. Meri studenti. Dal più celebre filosofo della modernità all’ultimo degli ultimi. Siamo tutti studenti intenti a capire come tornare al Divino. Ciascuno dona il proprio contributo per consentire agli altri di guadagnare un metro di luce in più sulla strada. Tutti a servizio. Questo possiamo fare.

Lasciamo da parte le intenzioni ci direbbe il fratello Jung.

Non rischiarano l’oscurità più di quanto non lo faccia il nostro ego e di solito è quello che ci tesse grandi veli attorno agli occhi.

Sempre Vostra Sempre a servizio

Francesca Spades

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