Liberi dalle proprie ammaccature interiori

La Luna si trova attualmente in Toro. Si è lasciata tuttavia alle spalle un percorso in Ariete che ha generato non poche tensioni nei giorni appena trascorsi.

Quando i nostri bisogni ricevono la coloritura marziale dell’Ariete ci può sembrare che sprofondino nell’isolamento. E che nessuno si avveda della loro esistenza. L’Ariete porta con sè la consapevolezza di essere il primo step sulla ruota dello zodiaco. La coscienza è sola nel suo venire ad esistenza nel mondo fisico e l’Ariete vive la solitudine di qualunque pioniere. La Luna nel suo territorio allora ci mette in contatto con bisogni interiori che si impongono con la forza del fuoco e che ritagliano attorno a loro la necessità dell’ascolto immediato. Perchè Marte Dio della Guerra non è uno che si possa mettere in attesa fuori della porta. E se questa urgenza non riceve pronto riscontro nell’altro, può facilmente innescare incendi che poi inquinano la nostra vita di relazione. Perchè si sa, il complemento dell’Ariete è pur sempre il territorio relazionale della Bilancia, in cui il rapporto con l’altro diventa la chiave di volta del benessere e la ricerca di pace e armonia il dictat quotidiano. Possono essersi verificati dunque strappi, liti, scarichi di energia che come spesso accade, hanno lasciato quadri ora difficili da gestire, che impegneranno le nostre energie comunicative e che ci porteranno a dover dialogare più di quello che avremmo ritenuto necessario. Ed è la direzione della Luna in questo momento che infatti realizzerà la sua piena il 12 Dicembre proprio in Gemelli. Dovremo parlare ed entrare in contatto, cercare nuovo scambio, proprio per quei rapporti in cui l’eruzione dei nostri bisogni ha generato conflitti e ferite. Non sempre sarà possibile ricucire o sanare le crepe.

E oggi lo sappiamo, perchè la Luna, passata in Toro, ci mette davanti un nuovo bisogno, quello della stabilità, della sicurezza. Il desiderio di ridisegnare i confini del nostro quotidiano dopo le battaglie. Oggi facciamo i conti con la sensazione di avere un nuovo equilibrio interiore da riguadagnare dopo certe detonazioni.

Alice Bailey nei suoi scritti astrologici indica la Luna come “prigione dell’Anima”, è una definizione forte, ma ha il pregio di mettere in evidenza il contenuto di mancata consapevolezza delle lezioni che avremmo dovuto apprendere nel corso dei nostri passaggi nel mondo materiale e che la Luna ci specchia. Tematiche che facevano parte del nostro cammino e che invece non sono state integrate, trasformandosi nella nostra ombra, in quella parte non consapevolizzata che spesso ci spinge nelle braccia della personalità e delle sue paure piuttosto che verso il Sè superiore. E la personalità parla la lingua illusoria delle nostre ferite.

Ma quale dialogo e quale scambio si può impostare se la base di tutto restano i graffi che ci siamo fatti? Il nucleo dei nostri problemi relazionali con gli altri resta sempre la parzialità delle nostre sensazioni. Il nostro restare inchiodati sul nostro patrimonio emotivo di base, quello che viene dal non essere stati visti, ascoltati, accolti, amati, sorretti o compresi in un lontano passato, spesso molto più remoto dei nostri anni attuali in questa vita. Gurdijeff sosteneva che ciascuno di noi dipende esclusivamente dalle forme della sua stessa percezione, e che ciascuna delle nostre idee si forma attraverso di essa. Noi pensiamo sulla base di quello che ci arriva dall’esterno, i nostri occhi sono abituati a vedere attraverso la lente delle nostre ferite interiori e la Luna in una carta natale è un prezioso rivelatore di quello che ci ha messo certi occhiali sul naso: i nostri traumi. Niente ci fa paura quanto le tematiche esistenziali che la Luna ci evidenzia nel tema natale. E questo è il suo immenso valore simbolico.

Vedere i traumi, prenderne coscienza è l’unico modo per togliersi questi personalissimi occhiali dal naso.

Restare vigili quando una nostra paura si potenzia cosi tanto dentro da renderci oggetto di piene emotive di un certo livello è il secondo passo per poterne un giorno rimanere in controllo. Chiederci chi sta parlando proprio adesso che sbraneremmo la persona che abbiamo davanti è l’unica possibilità di svegliarci. Non c’è corso che si possa fare, non c’è testo che si possa mandare a memoria se questo esercizio interiore non trova spazio nella nostra vita. Chi parla dentro di noi quando pretendiamo che l’altro capisca immediatamente che cosa stiamo provando e prontamente si adatti?

In un Corso in Miracoli, vibrante testo di Verità, è detto che il senso del tempo è quello di imparare a vivere nel presente. Un luogo in cui ferite, paure, ansie e insicurezze non possono trovare albergo. Il senso del tempo che la nostra personalità concepisce invece è una continua riproposizione di storie andate e di situazioni che non esistono più, ma il cui eco continua a perpetuare come un film senza i titoli di coda.

Eppure basta poco per capire che certe pulsioni emotive parlano la lingua semplice di un bambino che si è fatto male. Basta tendere l’orecchio interiore. Basta guardarsi da fuori mentre la rabbia o la delusione monta come un torrente sotto il temporale. Sono spesso parole infantili di qualcuno che non è stato amato abbastanza, accarezzato abbastanza o abbastanza rassicurato.

Vogliamo essere quel bambino per sempre?

Adesso che Marte si è portato via le sue armi tintinnanti, magari insanguinate, possiamo respirare e prenderci tutta la lentezza paziente del Toro per capire come si sia fatto male quel bambino. Che tipo di attenzione ha bisogno gli sia predicata. Perchè ha bisogno di crescere non di fare capricci in eterno.

Siate le carezze per quel bambino ferito.

Siate la madre o il padre amorevole che sa ascoltarlo e confortarlo. Siate la sua vera guida, piuttosto che una timida comparsa, distratta o negligente, che gli consente di devastare tutto quel che tocca.

Siate liberi dalle vostre ammaccature interiori.

Love

(immagine Anca Gray photo. Pinterest)

Francesca Spades

Se desideri un consulto astrologico con me puoi scrivere alla mail: francescaspades@gmail.com

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