Quel piccolo trastullo che la mente chiama Ragione

Passiamo la gran parte della nostra esistenza nel tentativo di avere ragione. Abbiamo bisogno di aver ragione a più livelli nei rapporti di ogni giorno e questo sfiancante bisogno permea le nostre esistenze come una pellicola impercettibile che si trasforma spesso in un veleno.

Quando iniziamo un alterco con il partner, con i cari, con i figli, con i colleghi, quando scriviamo un post in un social o ci tuffiamo in uno scambio di opinioni più o meno veemente con gli amici sullo sport, sulla politica, sulla sanità o sul tempo non stiamo facendo altro che cercare di portare acqua al mulino delle nostre tesi. Qualsiasi esse siano. E’ un meccanismo talmente radicato in noi e talmente potente da rendersi completamente invisibile nella maggior parte dei casi al vaglio della nostra coscienza. Siamo tutti ben attenti a sostenere le nostre convinzioni come fossero le cose più preziose in nostro possesso. E invece i saggi di questo mondo, tutti in coro, ognuno nella sua lingua e con la sua esperienza, ci direbbero che le convinzioni nutrite in questa vita sono nella quasi totalità dei casi un mucchio di barriere architettoniche che abbiamo accettato di erigere al nostro cuore, alla nostra capacità di sentire gli altri ed empatizzare, alla capacità di uscire dal seminato del nostro piccolo bisogno di sicurezza. Le convinzioni che difendiamo a spada tratta in una discussione sono quelle che ci zavorrano e ci limitano nel profondo. Quella ragione che inseguiamo come il Santo Graal, talvolta a costo di alzare la voce e diventare financo aggressivi, è il motivo per il quale l’altro resta sempre oltre una linea invalicabile, separato da noi, avvolto nel velo dell’illusione di Maya: la separazione.

Nella parola ragione è contenuto magicamente tutto l’inganno che ci tende ogni volta. Deriva dal latino “rationem”, che significava nel linguaggio comune: calcolo, ponderazione, stima. Da questo primario significato (che ha a che fare da vicinissimo, guardate un pò, con l’archetipo della Vergine in cui il Cielo è altamente declinato in questa fase) l’essere umano ha ricavato nel trascorrere dei secoli un significato nuovo, altamente diversificato. Dal calcolo infatti il sostantivo rationem è passato ad indicare il giusto, il bene. Quello che va senz’altro fatto. Come se la giustizia potesse derivare naturalmente dall’analisi mentale, squisitamente Mercuriale, di una situazione, di un fatto o di una circostanza. Questa mutazione di significato ci permette di cogliere la nostra miopia. Cos’è giusto? Quello che la mente, dopo una ponderazione più o meno profonda o un vaglio accurato, decreta essere bene? Allora il bene e la giustizia sono valori che si offrono all’indagine del nostro mentale.

Questa è la grande illusione.

La più potente.

Come ci sentiamo dopo una discussione in cui abbiamo sostenuto senza confine le nostre posizioni? Il nostro cuore è soddisfatto? Proviamo gioia nel profondo? Leggerezza? Gratitudine di esistere? Nella maggior parte di casi siamo solo stanchi, perchè sostenere una posizione richiede un bell’esborso energetico. Il fratello che ci sta davanti spesso è rimasto poi totalmente del suo avviso e in lui non abbiamo prodotto il minimo mutamento. La grande rincorsa alla ragione immancabilmente finisce in un pugno di mosche. Nessuno ci da un premio per aver avuto ragione, e i primi a non assegnarci alcun merito siamo noi stessi. Perchè la ragione è un prodotto della mente e la mente ospita i nostri personaggi interiori in cui vive scissa la nostra individualità. Roberto Assagioli, padre della psicosintesi, li definì Subpersonalità. Piccole creature che compongono il nostro io inferiore. Bidimensionali. Chiuse attorno alla loro singola ferita animica.

Sono le loro voci che si alzano fra i nostri pensieri. Alcune di esse hanno bisogno di essere riconosciute esistenti, altre di non essere prevaricate, altre ancora di dimostrare il proprio valore a chiunque. Insieme queste parti in cui è frazionata la nostra mente mettono insieme la trama della ragione che cerchiamo di avere su chiunque in ogni occasione utile.

Un cielo che mette in Vergine così tanti astri, spinge l’energia ad esprimersi secondo il linguaggio proprio dell’archetipo. Sono giorni in cui le nostre vite sono scandite dall’annoso problema della ragione che dobbiamo cercare di riportare come un trofeo all’altare della nostra personalità. Sono giorni in cui questa tensione potrebbe essere più pressante del solito e ingolfare il nostro vivere di tensioni e confronti inutili e ad alto dispendio energetico.

Ogni qualvolta una persona viene giudicata dalla nostra mente in errore, ogni qual volta quel calcolo mentale a cui abbiamo affibbiato impropriamente l’appellativo di giustizia ci dice che abbiamo ragione di qualcosa su un altro che ci sta davanti abbiamo come al solito il bivio della scelta. Possiamo decidere di escludere quella persona e rimanere arroccati al nostro illusorio trofeo di giustizia mentale, restando nella divisione e nel rifiuto dell’altro, oppure possiamo uscire dalla dinamica. Possiamo ad esempio allontanare la questione duale del torto/ragione e ascoltare semplicemente quello che l’altro ha da dire. Perchè non è un caso che un fratello venga a dire le sue cosine “totalmente errate” secondo il nostro punto di vista in nostra presenza e alle nostre orecchie. Quello che di sbagliato accettiamo in chi ci sta di fronte è accettato e riparato dentro di noi, sostiene Un Corso in Miracoli. Gli errori e il torto che gli altri portano ai nostri occhi ci appartengono totalmente. Sono il dono prezioso che i fratelli ci fanno per consentirci di correggere il nostro tiro. Attaccarli che senso avrebbe? L’attacco è irreale sostiene ancora Un Corso in Miracoli. L’attacco che sferriamo a qualcuno è condotto unicamente verso noi stessi perchè null’altro esiste.

Il coraggio sta nell’accettare che l’altro non rechi un messaggio che non ci riguarda affatto. Il vero coraggio sta nel pensare che chiunque sostenga una tesi antitetica alla nostra ci stia solamente parlando di una parte di noi che rifiutiamo. La forza è un concetto che spesso ci viene presentato negli attributi maschili dell’energia Yang, nella fattività, nell’autoaffermazione, nella centralità e difesa di noi stessi, ma c’è forza e grandezza anche nell’arrendersi a quello che gli altri vengono a raccontarci di noi.

C’è forza nel sorriso e nell’abbraccio che sapremo dare. Nel grazie di cuore che ci salirà alle labbra.

Siate l’accoglienza non la ragione.

Siate oltre quel piccolo trastullo della mente che si chiama ragione. Oltre c’è un oceano d’amore da ricevere e dare. Goderne sta solo a noi.

Love

Shanti

(imm. Pinterest)

Francesca Spades

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