Non si chiama colpa, ma responsabilità si.

Mentre Sole Marte e Venere si fondono in un campo energetico potente in Leone e ci consentono di fare luce su molti aspetti della nostra realtà, coscientizzandoli, la Luna, affondata nell’archetipo Scorpione, fa si che la nostra emotività sondi il campo d’ombra nel quale tutti ci muoviamo e faccia emergere dal nostro inconscio dei contenuti che sono finalmente pronti per essere visualizzati e compresi. Questo il quadro astrale attuale. Fortissimo perchè alterna luce e ombra in una danza sapiente, in una dinamica altamente ispirata che potrebbe portare quegli scatti, quelle appropriazioni di coscienza di cui magari siamo alla ricerca da anni. Molte Anime sono in viaggio alla scoperta di Se stesse in questi decenni complessi e meravigliosi, in molti hanno intrapreso cammini di lavoro su se stessi, di risveglio, di abbattimento della meccanicità, perchè questo è un momento di passaggio verso una coscienza collettiva più alta, in cui l’uomo avrà una maggiore consapevolezza della propria magia interiore, del potere che ha di cambiare le cose dall’interno invece di subirle, e dunque della propria capacità trasformativa. Molto spesso questo grande potere tuttavia può essere compreso e acceso solo attraversando momenti dolorosi, solo guardandosi attorno e pensando che la propria vita sia un enorme casino in cui niente va come dovrebbe. Sono questi i momenti della potenza. Quando lo specchio del mondo esterno ci rimanda situazioni assurde, disfunzionali, dense di conflitti e problemi. Allora possiamo sperimentare le trasformazioni di cui siamo capaci. Ognuno è nel punto esattamente perfetto in questo momento. E più le circostanze sembrano ostili e generatrici di ansia o sgomento più la trasmutazione alla quale potremmo dare vita potrebbe essere rivelatrice del fatto che non siamo pecorelle al massacro in un gioco privo di senso o regole, ma siamo maghi e divinità nascoste sotto i cenci sanguinolenti della vittima.

Lo Scorpione nella sua versione meno riscattata è il segno della crudeltà. Come crudele è il suo maestro Plutone, Dio dell’Ade, quando inamovibile al dolore e alle suppliche di cuori infranti dal distacco, si appropria delle anime trascinandole negli Inferi. Nello Scorpione si incarna il carnefice per antonomasia, colui che attraverso la sofferenza inflitta all’altro fortifica il proprio potere personale. Nell’Albero della Morte della Cabala allo Scorpione è associato il sentiero di Sceleratezza chiamato Nekheshthiron ovvero la Morte Rovesciata. In altre parole una morte che non obbedisce affatto al principio evolutivo che riconnette l’io inferiore al Se superiore per mezzo della perdita della materia di cui il corpo è composto. Ma la morte in questo caso è stasi. Diventa incapacità di divenire, incapacità di accogliere qualunque cambiamento salvifico. E’ condanna dell’Anima e del principio spirituale. E allora nel momento del blocco e del rifiuto dell’evoluzione, l’unica possibile fonte di sopravvivenza diventa il vampirismo dell’energia altrui. Lo Scorpione nella sua dimensione più bassa è infatti l’archetipo della magia nera. Di ogni forma di manipolazione energetica volta a restare sul piano fisico ad ogni costo. Il carnefice d’altro canto ha bisogno della sua vittima. Di qualcuno che si offra alla propria manipolazione mentale, fisica, psicologica, energetica che sia. Qualcuno disposto a fare da distributore gratuito di carburante che serve al carnefice per non fluire con l’esistenza, per restare fermo e accrescere in modo spurio ed illusorio la propria potenza personale. Sono poli della stessa tematica potere. Il carnefice e la vittima. L’uno sceglie l’altro in una relazione utilitaristica. Il primo per avere di che sopravvivere nel suo blocco esistenziale, l’altro per avere di che svegliarsi e comprendere il proprio potere.

Abbiamo aguzzini che ci tormentano nella nostra vita, persone che ci danno filo da torcere, che ci vessano, che ci spezzano il cuore, che sembrano quasi compiaciuti del nostro dolore? Sono testimoni preziosi. Più degli altri reggono lo specchio di quel che siamo, uno specchio pesante perchè si attirano ogni giorno le nostre emozioni peggiori, eppure lo fanno. Stanno li e ci danno il tormento. Forti e fieri come colonne. A che servono? A capire che stiamo recitando il ruolo di chi non ha un grammo di potere. Che siamo chiusi nella dinamica di Ade signore crudele del Regno dei Morti, che stiamo piangendo disperati contro le sue porte chiuse che si sono portate via qualcuno di caro senza appello, senza compassione. Non stiamo ancora vivendo l’altra faccia di Ade. Ade il ricco. Ade che toglie la materia ma rende immortali . Ade che non rispetta nessuna regola del mondo superno ma è libero e incontrastato nel suo sterminato Regno senza tempo.

Si tratta sempre di una questione di scelta.

Quale lato delle nostre vicende umane vogliamo guardare. Quale volto di Ade decidiamo di comprendere nel nostro raggio visivo? I Carnefici servono a capire che l’unico modo per uscire dalla rete è trovare la via del proprio potere personale. L’ultima persona, molto cara per altro, a cui ho cercato di spiegare il difficile equilibrio fra guai e potere, mi ha subito risposto stizzita “ma è mai possibile che sia sempre colpa mia di qualunque cosa?”. Risposta: Si. Ma non di colpa si tratta. La colpa è un’invenzione umana rigonfia di giudizio che è figlio del nostro essere esseri duali. Il termine più appropriato è responsabilità. Avete aguzzini e rompi scatole attorno? Vampiri energetici? Gente che vi rende impossibile vivere o che vi mette all’angolo? C’è un solo modo per liberarsene. Comprendere di averli letteralmente creati per avere uno specchio più fedele del vostro inconscio, così che non possa più chiamarsi inconscio ma luce. Finchè saremo in un angolo a piangere delle sventure che il creato ci distribuisce a mo di cazzotti nello stomaco siamo sempre e solo rifiutando il nostro potere. Siamo ancora una volta Demetra che si dispera perchè Ade ha rapito sua figlia Persefone senza comprendere che le ha dato un’esistenza largamente più regale e agiata come Regina indiscussa degli Inferi, ormai donna in fiore, che non comprende quanto la figlia abbia guadagnato rispetto a restare una fanciulla all’ombra della madre Divina ma forse eccessivamente controllante.

Per quanti secoli ancora vogliamo frignare e dire che è colpa di qualcun altro? Per quante vite vogliamo ancora credere di essere fragili creature alla mercè di chiunque sappia mostrare i denti con più convinzione? Quanto ancora anime amiche dovranno incarnare assieme a noi e vestire i panni faticosi dei nostri carnefici? Beccandosi la nostra rabbia, il nostro dolore, la nostra frustrazione? Reggerci questo specchio pesante tonnellate, per il nostro completo e totale Amore? Perchè Solo l’Amore esiste davvero?

L’incipit di Un Corso in Miracoli recita : “Nulla di irreale esiste”.

Quattro parole miliari e grondanti di significati a più livelli, come tutto il resto di questo poderoso testo.

D’altro canto le nostre vite sono copioni che recitiamo, le persone attorno a noi attori inconsapevoli, i pensieri il frutto illusorio di questa commedia e le emozioni l’incontro di quei pensieri con il nostro corpo. Tutto scena. Tutto finzione perchè l’unica vera cosa esistente è l’Amore. L’odio e un Amore potente camuffato appositamente per il nostro risveglio. Trattatelo per quello che è. Leggete in controluce la passione sfrenata che potrebbero istillarvi i vostri detrattori o antagonisti. Occupano molto spazio nelle nostre vite, spesso anche più spazio delle persone che amiamo.

Con questo Cielo ad ogni modo intuizioni di questo tipo diventano possibili. Il risveglio è alla portata di chiunque voglia sperimentarlo.

Pensate alle vostre vite come a dei grandi bellissimi film. Nemici compresi nella sceneggiatura.

Sono solo quello. Attori.

Love

Shanti.

(imm. Pinterest)

Francesca Spades

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