L’Assertività è l’unica via di concedersi il lusso della rabbia.

La rabbia è una delle emozioni in assoluto più complesse da gestire. Ricade nel territorio di Marte Dio della Guerra e le sue espressioni non sono mai tiepide, al contrario sono fra le più impetuose per l’essere umano. Sottendono tante possibili ferite di fondo. La rabbia scaturisce dal senso di ingiustizia, oppure dall’umiliazione, può scaturire dalla sensazione che abbiamo di non appartenere mai a nessun posto, di non essere mai adatti, accolti o in linea con gli altri. Ognuno sperimenta un meccanismo generativo della rabbia diverso, scatenato da dinamiche diverse, ma quale che sia l’innesco, il fuoco a cui dà vita è lo stesso per tutti ed è di quelli che possono distruggere e ferire. A volte si è talmente spaventati dalle conseguenze della rabbia che si preferisce accantonarla. Mercurio è in transito in Cancro da qualche tempo e la Luna passa attraverso le tematiche della Bilancia.

Quanto si somiglino per certi aspetti questi due archetipi così distanti è sorprendente. Ed è sorprendente quanto entrambi vivano la spinosa tematica di considerare la rabbia un lusso da non potersi concedere perchè terreno di un ricatto psicologico per essi insostenibile: perdere l’altro.

La perdita dell’altro terrorizza il Cancro che versa nella propria ferita da abbandono. Nel Cancro l’Anima va alla ricerca della propria identità, come Edipo vive l’illusione di una realtà che crede autentica ma di cui a poco a poco deve scoprire la mendacità. Nel Cancro la nostra coscienza individuale inizia a porsi quelle faticose domande circa la propria vera natura che non è completamente corporea. Il che significa che in esso la coscienza non ha struttura ancora, ma è bambina e come tutti i piccoli porta con se una carrellata di domande a cui ha bisogno di rispondere per crescere, per acquisire struttura ed identità. Da qui il grande bisogno relazionale del Cancro. Il bisogno dell’altro è dettato dalla necessità che l’altro sia base e fondamento, che sia la protezione che chi ha grandi valori in questo archetipo spesso sente di non riuscirsi a dare autonomamente.

Nella Bilancia, qualche archetipo più in la sulla ruota dello zodiaco, il bisogno di relazione torna di gran carriera ma sotto una nuova luce. Nel cuore della Bilancia l’ansia porta il nome di Armonia. Non c’è la paura di essere abbandonato perchè si teme di non sapersela cavare da sè, in questo caso il timore è quello di dover affrontare una stonatura, un disallineamento, una rottura di quella pace che spesso nell’archetipo Bilancia diventa tirannia. La Bilancia nel rapporto dell’IO con il TU trova il bandolo della propria personale matassa. Ha bisogno dell’altro perchè l’altro riflette quello che siamo e ci consente di vederci. Nel Bilancia dunque la coscienza vive lo specchio. Deve accorgersi dello specchio, ma non crederci. La comprensione del come dentro così fuori è il grande obbiettivo dell’Anima e va da se che il vulnus connesso sia quello di non cogliere l’illusione di maya. E’ quello di identificarci in quello che vediamo e dunque avvertire il bisogno di quello che il mondo ci riflette. Dell’altro in primis, che qualora lasci il perimetro del nostro mondo può far crollare una pace faticosamente conquistata.

Messa così la questione la rabbia diventa un nemico giurato da ostracizzare.

Se l’altro mi serve per trovare un’identità come una guida servirebbe a un bambino o d’altro canto come elemento di una tensione interiore spasmodica alla pace e all’armonia, è automatico che la rabbia divenga troppo costosa. Il rischio è quello di non controllarla e mettere in fuga le persone di cui si avverte bisogno, che è sempre un sinonimo perfetto di attaccamento. Un bell’incastro emotivo che genera musi lunghi a cui non viene mai data una spiegazione anche di fronte a quella serie di ” cosa c’è?” a mitraglia che spesso la controparte pone nel tentativo di comprendere un moto di rabbia represso nelle persone con valori Cancro. Nella Bilancia l’arte di camuffare un innesco rabbioso è finemente dissimulata spesso da sorrisi forzati, che prendono il posto delle grida che assalgono comunque la gola ma bruciano dentro e muoiono senza va di fuga. E così i silenzi invadono le conversazioni con un ingombro che si spera passi inosservato. ma che raramente può esserlo. Perchè la sfida sostanziale che la rabbia pone resta l’assertività.

L’assertività è quel compromesso che rende un’emozione marziale e bellicosa abbordabile anche da chi vive lo spauracchio della solitudine nel profondo dell’Anima. Nel mito l’unica divinità che riesce ad avere la meglio su Ares è la sua sorellastra Atena. Nata dalla testa del Re degli Dei, Atena è sua esclusiva figlia, non c’è sangue mortale in lei e risplende al cento per cento della regalità di Zeus. Ed egli in lei si compiace, perchè Atena è la dea della saggezza e della strategia, nasce dalla parte più luminosa della mente del padre, nasce dalla misura e dal controllo della parte animale. Atena è il Se superiore di Zeus che prende forma e assume la grazia di un’energia femminile con dei chiari connotati yang come la propensione per la strategia militare. Atena indossa elmo e armi, ma non vive la brutalità sanguinaria del fratello Ares. Per questo riesce ad avere la meglio su di lui. E’ svincolata dalle passioni che vincono il fratello, che in guerra si fa convincere da Afrodite sua amante a schierarsi dalla parte dei Troiani nella spinosa vicenda umana generata dal tradimento di Elena e Paride, sebbene in un primo momento avesse promesso a tutti di scendere sull’arena dalla parte dei Greci. E la sorella Atena per questo lo colpisce e lo fa fuggire via dal campo d battaglia perchè lucidamente lo attacca nel punto debole che è la sua mancanza di centratura, il suo essere accecato dalla passione, per l’amante in questo caso, che lo ha reso incoerente e dunque fragile.

Sono le nostre identificazioni a far crollare il controllo dell nostro osservatore interiore, e premesso che le passioni fanno parte della nostra natura umana e mortale, la scelta diventa quella di vestire i panni di Atena o l’armatura madida di sangue di Ares quando ci approcciamo alla rabbia.

Perchè essa è lusso insostenibile soltanto quando comporta l’efferatezza del Dio della geurra nella nostra esistenza, quando le concediamo di camminare con i calzari di ferro imbrattati del sangue del nemico nelle situazioni della nostra vita. Il rischio allora sarà per forza quello di doverla sopprimere o annacquare. La rabbia diventa gestibile quando ci consente l’equilibrio e la misura della divina Atena. Quando ci mette in testa un elmo e ci carica di una spinta emotiva che ci fa dire le cose come stanno, sbloccando gole infiammate dai nodi e abbassando pressioni sanguigne che schizzano alle stelle perchè ci consente semplicemente di vuotare il sacco e di essere autentici. E magari di realizzare che l’altro resta esattamente dov’è, dato che le nostre proiezioni interiori sono parte di un film completamente mentale. In un Corso in Miracoli è detto più volte di non credere allo specchio nero della mente. Personalmente credo sia composto dei nostri terrori assemblati, primo fra tutti quello di restare soli.

Siate Atena.

Siate la sua lucidità e il suo elmo guerriero.

La sua capacità di osservare e capire prima di sferrare un attacco.

La sua grazia.

La sua leggerezza.

Love Shanti

(imm Pinterest)

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