Non c’è potere senza scelta.

Il potere è un tema cardine di questi giorni con gli astri che stazionano in Leone. E il potere del Leone è quello manifesto del Sole, quello che scalda la Terra, che genera la vita, che gonfia d’energia il pianeta e il sistema solare. Un potere che è espresso legittimamente e che fa risuonare in tutto il creato la sua bontà, la sua capacità salvifica. Ma quante facce possiede il potere in verità e qual’è la percezione che abbiamo intimamente di esso? In quel grande cono d’ombra, chiamato inconscio, che Jung attestò ammontare penosamente al 95% di noi stessi?

Nell’immaginario collettivo il potere si associa spesso a contenuti negativi. Abuso, crimini, crudeltà, avidità. Ovvero quello che coralmente a livello sociale viviamo della tematica potere è spesso solo la polarità negativa. Il potere come esercizio egoico, il potere come supremazia della personalità che per se brama a scapito dell’altro, a scapito della collettività. E questa idea preconfezionata del potere che deriva dal nostro vissuto attuale ed ancestrale, dal ripetersi di vite in cui si è fatta esperienza del potere nella sua dimensione meno riscattata, ci ha messi in profondo conflitto con la scoperta e la capacità di esperire il nostro personale potere interiore. E’ come se lo stigma sociale che si affianca in modo acritico, forse perfino automatico (e dunque addormentato) al concetto di potere, avesse congelato la nostra capacità di contattarlo, riconoscerlo e concedercelo nelle nostre esistenze. In altre parole una delle tematiche che maggiormente ci incastra a livello evolutivo è rappresentata da un potere personale che ci rifiutiamo di vivere perchè non visto in noi, o perchè visto e giudicato profondamente.

Ma la dualità è un’illusione del piano materiale. Il giudizio è figlio dell’oscillazione che la nostra coscienza vive in questo piano fisico. Il giudizio dunque è illusione. A consulto quando incontro le vostre parabole personali uso dire che Dio è Alfa e Omega. E tutto quello che esiste fra queste due polarità comprese le stesse. E’ un concetto talmente tanto immenso che manda in corto circuito le nostre piccole menti, ma che è invece pane e sostanza per le nostre Anime. La mente non capisce, il cuore si allarga. Perchè se è vero questo è vero che un principio Primo generatore di tutto o come si voglia appellare l’Uno, è così sconfinato da azzerare qualunque tipo di polo e dunque qualunque tipo di giudizio. Dio non giudica nessuno. L’uomo si. Noi lo facciamo spesso e con chi? Con noi stessi, perchè il mondo è specchio e non può fare altro che usare le nostre stesse parole avvelenate rivolte a noi stessi per scagliarle ancora contro di noi ma attraverso il mondo come frecce infuocate. Spesso quello che di noi stessi pestiamo a sangue col giudizio è il nostro potere personale. Quello che saremmo in grado di esercitare e a cui rinunciamo per senso di colpa, per vergogna, perchè avvertito come moralmente ingiusto. E questo ci condanna a vite mediocri, schiave delle circostanze, in scacco di persone o lavori che ci opprimono e che stanno a li ricordarci cosa non abbiamo fatto dei talenti che ci sono stati consegnati. Vivere un talento è vivere il potere.

Il film del 2014 Dracula Untold è una delle tante versioni cinematografiche del mito legato a Vlad III Di Valacchia, noto come l’Impalatore. Il recupero del personaggio avviene attraverso la sua reale parabola storica. Perchè Vlad non era un chierichetto ma un guerriero valoroso per i suoi tempi ed ebbe il merito di respingere le orde ottomane, proteggendo la sua terra e l’allora mondo cristiano. Stoker quattro secoli dopo, in pieno sturm und drang romantico, ce l’ha raccontato come un mostro sanguinario. Eppure prima di diventarlo Vlad era stato un uomo con una famiglia e un Regno da proteggere. Al di la dei ricamini cinematografici e delle pretese attualizzanti e umanizzanti per rendere la storia digeribile a un mondo appena entrato nell’Era dell’Acquario più di due secolo dopo il buon Stoker, c’è però da considerare che il personaggio è la summa di quel potere che ci terrorizza. E’ il simbolo di quella forza nera che spesso per noi diventa attributo inscindibile legato al potere. C’è un altro archetipo nello zodiaco che ci parla di potere e del suo esercizio ed è lo Scorpione. Come il Leone è potere manifesto e solare, così lo scorpione è potere occulto e sotterraneo. Il conte Vlad fa parte dell’archetipo Scorpione, è un personaggio oscuro e potente, è un personaggio che accetta una trasformazione per fare spazio a un potere superiore, sovra umano per salvare il suo Regno e il mondo che conosce. Quando nel film gli viene chiesto dal demone che lo renderà il mostro che conosciamo, come mai impalasse villaggi interi e si ritenesse comunque un cristiano di buon cuore degno del sacro ordine del Dragone, risponde con semplicità che a volte il mondo non ha più bisogno di eroi, ma di mostri. Perchè impalando un villaggio spiega, poteva salvarne attraverso la paura e il timore che incuteva, altri dieci a cui non avrebbe torto un capello. La scelta è potere. Scegliere di percorrere una strada, assumendone la completa responsabilità, è la modalità di esercizio del potere.

Ed ecco perchè il nostro potere personale ci spaventa tanto. Perchè non solo lo ammantiamo di giudizio, ma ci obbliga a scegliere. A non restare sospesi, a prendere una posizione con tutto quello che ne potrà derivare.

Nell’Albero della vita della Cabala lo Scorpione è legato al sentiero di Saggezza Nun, La Morte. Raggio di Venere. E’ il sentiero che collega la sephiroth o emanazione Divina Tiphareth (la Bellezza) a Netzach ( la Vittoria). Lo splendore della vittoria di Dio. E come si raggiunge tale splendore? Attraverso le lande oscure del principio Scorpione. Nello Scorpione la scelta è complicatissima, vive l’ossessione del mondo delle idee, l’incapacità di lasciar andare qualcosa perchè uscirebbe dalla sfera del proprio controllo. Eppure la scelta, così penosa, è proprio la miccia detonatrice del potere di cui l’archetipo è il padrone indiscusso. Sulla terra regna il Sole, ma sotto di essa il Regno è di Ade. E lo scorpione è l’animale in grado di uccidere se stesso per restare padrone di se stesso. In grado di effettuare quella scelta letale da cui originerà il suo potere. E’ Vlad di Valacchia che sceglie di sacrificare un villaggio per salvarne altri dieci.

Allora quando il cielo che abbiamo sulla testa ci parla di parla del nostro potere personale e spinge per la sua scoperta in maniera così luminosa e manifesta, dovremmo chiederci che rapporto esiste nella nostra vita con la scelta e con il potere. Quante volte abdichiamo perchè sarebbe necessaria una decisione dolorosa, scomoda o sconveniente? Quali compromessi sono ancora in piedi perchè ci riterremmo amorali, ingiusti o crudeli nelle nostre vite? In quante relazioni affondiamo pur di non premere il tasto off con la calma serafica e il grande coraggio dello Scorpione? Astrologicamente Leone e Scorpione sono in un rapporto tradizionalmente disarmonico ovvero la quadratura. Significa che spesso i due principi si pongono in una sorta di blocco energetico ingessante. Sarà che personalmente credo poco alla condanna degli aspetti disarmonici nelle nostre esistenze, ma si può provare a pensare che la dinamica faticosa che intercorre fra i due archetipi è quella che intercorre fra la determinazione e la scelta, ovvero la fase occulta del potere, e la manifestazione concreta di quello stesso potere che brilla perchè coscientizzata nel Leone. Sono le due facce della medaglia che il potere conosce.

Non c’è potere senza scelta

Non c’è splendore e vittoria senza l’ombra del sacrificio che ogni scelta comporta.

Scegliete per risplendere.

Love

Shanti

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