Il Cerbero interiore è uno spaventapasseri spirituale

La Luna ha fatto il proprio ingresso in Bilancia nelle ultime ore, disegnando ben quattro quadrature. Praticamente con qualsiasi attore del Cielo. Ma lo scontro più significativo è di sicuro l’opposizione con Chirone, che si muove in retrogradazione nell’archetipo dell’Ariete.

E Chirone che ingrana la retromarcia si va ad unire ad una fitta schiera di altri pianeti: Giove, Saturno, Mercurio, Nettuno e Plutone. L’effetto oscillazione/ritmo, la riapparizione di vecchie tematiche irrisolte, è la chiave di lettura di un Cielo così frenato. Sembra quasi che le energie cosmiche vogliano farci scavare a nude mani in campi della nostra vita in cui avevamo magari piantato anche delle belle aiuole fiorite, ma per coprire qualche voragine con la quale non abbiamo mai saputo bene come comportarci.

Tutto concorre ora a portaci davanti al nostro Cerbero interiore e alle multiformi maschere che è in grado di indossare per camuffarci la propria esistenza. Chirone è il depositario celeste della nostra ferita Karmica. Di quel dolore che si ripete muto e profondo nelle nostre vite secolo dopo secolo, come un fil rouge della nostra identificazione con chi siamo di volta in volta. Nel cielo attuale riguarda tutte le ferite di identità e quindi di rifiuto che ci portiamo sulle spalle, le ferite connesse al diritto di esistere e di poter partecipare davvero alla danza della vita in cui ci siamo trovati nuovamente inseriti. La Luna in Bilancia, con il bisogno di perfezione e armonia di cui è testimone, vivifica questo tipo di inadeguatezza, mette benzina al fuoco di ogni senso di esclusione che ancora ci trasciniamo dietro. Ma le nostre ferite animiche non sono altro che le orribili teste del nostro Cerbero personale.

Nel mito questa creatura infernale è parte di una genealogia di tutto rispetto in fatto di mostruosità. E’ figlio di Tifone ed Echidna. Il padre era un energumeno di dubbia genesi, ma probabilmente creato da Era con un rito magico nell’intento di poter detronizzare il fedifrago marito e punirlo una volta per tutte. La madre Echidna era un essere per metà umano per metà serpente. I suoi fratelli erano La Sfinge, Il Leone di Nemea e altre funeste bestiole che davano filo da torcere a uomini e divinità. Nello specifico Cerbero divenne il cagnolino personale di Ade e Persefone. Venne posto a guardia degli Inferi per impedire ai morti di uscirne. Apuleio tuttavia ci segnala che tale creatura, per quanto spaventosa con le sue tre teste di cane latranti, non avesse altra arma che il terrore in grado di sortire sui malcapitati, per farli desistere dal passare il confine fra il mondo dei vivi e quello dei morti.

In buona sostanza Cerbero è uno spaventapasseri molto ben fatto. Una tigre di carta messa lì per evitare che ci si muova troppo.

Una tigre di carta che si affaccia ai nostri pensieri e al nostro cuore in un momento astrologico come quello presente per metterci di fronte a spauracchi che zavorrano la nostra evoluzione, ma che sono illusori quanto il potere e la letalità di un grande cagnone abbaiante come Cerbero.

E il nostro personale mostro di confine è fatto di tutte le cose di cui la mente ci parla costantemente, alla modalità di un disco rotto. Che non siamo adatti, che non siamo perfetti, che non ci ama nessuno e che nessuno potrà mai amarci davvero, che siamo troppo deboli, malati, disfunzionali, che siamo destinati alla solitudine, che non saremo mai come avremmo voluto. Sono i latrati terrificanti del cane che presidia le porte dell’Inferno. Ma è ora di trattare questa filodiffusione mentale per quel che è. Menzogna. Bugia. Il punto è trovare la forza e il coraggio per dire alle nostre proiezioni interiori “non ti credo”, di infilarci le dita nelle orecchie e sfilare accanto ai latrati del Cerbero coscienti del fatto che più che urlarci contro non può fare nulla.

Questo Cielo viene a ricordarci che abbiamo scelto un mondo duale per incarnarci, proprio perchè è una di quelle scuola la Terra in cui si impara presto e con profitto e la dualità è lo strumento didattico più importante, perchè tende a sviluppare la forza del nostro desiderio di unità e dunque del ritorno alla casa del Padre. Proprio perchè siamo frantumati fra l’Angelo e il Demone abbiamo necessità di muoverci da quello che siamo. La nostra è una natura instabile, in continua tensione fra Luce e Ombra, fra quella creatura di Luce Divina Eterna che è la nostra Anima che è incarnata parzialmente in noi e quell’Ego che è il nostro Doppio, direbbe Steiner. La nostra parte di fango, quella su cui il creatore soffiò la vita secondo il Libro della Genesi. E siamo infatti energia Divina meravigliosa e fango della terra. Questa alternanza ci fa soffrire ma ci spinge a un lavoro pazzesco perchè prima o poi nel cuore di ognuno nasce quell’anelito incontrollabile verso l’Angelo. Verso quella parte di Luce e Amore che è in noi. Prima o poi tutti veniamo infiammati dal desiderio di pulirci definitivamente dal fango della Terra e volare.

E solo questione di tempo.

Vi auguro la forza di non ascoltare il vostro Cerbero, qualunque storia vi racconti.

Siete Luce

Siamo Luce.

Shanti

(imm. Pinterest)

Francesca Spades

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