Il Vero nemico è l’uso della nostra mente

3 Giugno 2019

 

Il Cielo evidenzia un momento di grande fermento energetico. Sole, Luna e Mercurio disegnano in queste ore una triplice congiunzione nell’archetipo dei Gemelli ed instillano nel nostro mentale e nel nostro emotivo un’inquietudine difficile da contenere. Abbiamo bisogno di risposte a tante domande. Abbiamo bisogno di sapere come i bambini che sciorinano la loro interminabile lista dei perchè.
E’ complesso calmare i pensieri con un’energia celeste del genere. E’ complesso trovare quel luogo di pace o casa interiore che dovrebbe frenare il nostro oscillare continuo in un mondo polare fortemente maschile, teso al fare, al costruire al mettere in atto. E questa difficoltà è confermata dalle molteplici quadrature del momento.
Nettuno ne disegna ben quattro, Giove tre. Il primo transita in Pesci il secondo in Sagittario. Due archetipi che ci parlano di profondità e di altezza spirituale alternativamente. Nel Pesci la grande empatia o fusione con l’altro ci mette in connessione diretta con l’energia Cristica del cuore, nel Sagittario la sete di conoscenza trascende i limiti della mente razionale e ci riconnette al Divino, guarendoci.
Queste dimensioni interiori attualmente soffrono le distrazioni che il cielo ci consegna.
Ma anche la mente ha bisogno del suo momento.
Nel cammino interiore di evoluzione ci viene costantemente suggerito di non identificarci in essa. Da qualunque tradizione, scuola o angolo del mondo derivi il cammino che stiamo svolgendo esso ci porterà a realizzare che la mente è un luogo di menzogna. In cui vengono proiettate immagini illusorie e trova spazio l’eco di tutte le ferite che ci siamo fatti nel corso del tempo.
Nulla di più vero.
Eppure anche la mente fa parte di quel che siamo.
Anche la mente è Dio.
Anche questo disco rotto di pensieri labili che parla freneticamente dentro la nostra testa tutto il giorno, tutti i giorni da quando siamo al mondo ha una funzione e uno scopo. Deriva dall’Uno come tutto il resto.
E’ uno strumento a nostra disposizione o dovrebbe esserlo.
Come mai la mente allora è diventata un nemico?
Come mai è additata come un’ insidiosa palude in cui restare impantanati è facilissimo?
Non è la mente il problema, è la nostra continua identificazione nei suoi contenuti che lo diventa. E’ il nostro utilizzare solo il suo piano per vivere la partita che abbiamo accettato nascendo.
L’uomo attuale conosce solo il mentale.
Abbiamo bisogno di libri, articoli, conferenze, università, diplomi e master. Abbiamo bisogno di calcoli, grafici, analisi, studi, abbiamo bisogno continuamente di quantificare, mettere a sistema, monitorare e controllare. Perchè questo è tutto quello che sappiamo fare. Questo è l’unico approccio al reale che conosciamo. Nei secoli abbiamo perso la preghiera perchè ci chiedeva lo sforzo di superare l’ansia di controllo del mentale, il bisogno di mettere subito nero su bianco risposte e risultati. Perchè ci chiedeva di affidarci a qualcosa di invisibile e saper interpretare gli accadimenti secondo un movimento analogico/simbolico piuttosto che logico/analitico. Perchè la preghiera riconosceva un potere superiore al nostro piano mentale. Al nostro percepire causa e conseguenza e al convincimento progressivo che quella fosse l’unica via espressiva del mondo. L’unica verificabile e dunque comprensibile. Abbiamo dato via la fede per conoscere la disperazione della separazione dal Divino. Ma chi ci ha esclusi dal contatto con lo spirito e con la nostra vera natura? Nessun altro che noi stessi.
Siamo tutti simili a Polifemo accecato da Ulisse. Andiamo in giro con il nostro occhio ferito senza sapere chi ci ha condannati. Ciechi e barcollanti e non sappiamo nemmeno da dove venga il nostro disagio, quale sia la causa della nostra costante assenza di pace interiore. Spesso non sappiamo neanche che è la pace quella che stiamo cercando.
La chiamiamo successo, la chiamiamo amore relazionale, la chiamiamo materia, benessere, assenza di preoccupazioni, salute. Tutti sinonimi di pace.
Pace interiore.
Assenza di movimento.
L’analisi e il raziocinio possono portarci alla comprensione dell’armonia di Dio, possono consegnarci l’illuminazione della sua perfezione, ma a patto che non divengano le nostre uniche facoltà.
Nella Cabala esiste l’Albero della Morte come quello della Vita. Esiste un Albero della Morte poichè ne esiste uno della Vita, di cui rappresenta distorsione, eccesso e rovesciamento.Le Sephiroth sono sostituite dalle Qliphah, divenendo così emanazioni dell’Ego e della separazione. In esso i principi cosmici si esprimono dunque alla loro ottava più bassa. All’archetipo Gemelli è associato il sentiero Tzelilimiron anche detto sentiero dei Confusionari. Per indicarci che laddove si compie un uso eccessivo della mente e della nostra facoltà pensante il rischio è la confusione
Pensando continuamente viviamo l’illusione della chiarezza o di poterla raggiungere. Invece sporchiamo le acque e affondiamo inesorabili nell’assenza di risposte certe. Non distinguiamo più nulla e diventiamo Polifemo, incapace di vedere e anche di capire.
Ed ecco che lo strumento che dovrebbe consentirci di contemplare la perfezione nel Divino diventa il nemico che conosciamo tutti. Quel disco rotto e confuso di pensieri, immagini, suoni, paure.
Allora non occorre temere la mente.
Occorre solo aver contezza dei suoi eccessi. Osservarla per capirne le dinamiche e saperla riconoscere.
Nell’arte della guerra è scritto:
“Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura”.Il nemico siamo solo noi che usiamo impropriamente la nostra mente.
Love
Shanti

 

(imm.Pinterest)

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