Luna Piena in Pesci. Chiediti se sei felice.

Settembre si apre con un Plenilunio che ha a che fare con la felicità.

E le parole con il loro grande bagaglio di storia e vita ce ne rendono pienamente testimonianza. La parola italiana felicità infatti deriva dal latino Felix che a sua volta sembrerebbe agganciarsi al verbo greco Phyo, che significa produrre, generare essere fecondo. La via etimologica ci indicherebbe che il sentiero battuto dalla felicità passa dunque attraverso un fare o un essere piuttosto che attraverso un avere. E questo è già un dato di rilievo. Perchè in occidente e nel mondo in cui viviamo spesso idealmente al concetto di felicità agganciamo immagini di possesso. Siamo felici di avere un buon lavoro, una bella casa, una famiglia amorevole, di avere salute, amore ricambiato, di avere successo o visibilità. E l’idea che abbiamo del fenomeno felicità, rispondendo alla logica del possesso, evoca il ricevere più che il dare. L’acquisizione, l’aumento, l’espansione ci connettono al benessere e alla sua immagine, il minus, l’esborso, il cedere è collegato al senso di perdita. Superare questa visione interiore per le Anime incarnate nel mondo della materia è affrontare uno dei più duri compiti in classe. Uno degli esami finali del percorso.

Afferrare l’idea che perdendo si vince, che dando si guadagna, o per usare le parole di Gabriele D’Annunzio che si possa possedere veramente qualcosa solo regalandola è uno scoglio evolutivo fra i più tosti.

E come mai il discorso della felicità è cosi legato al Plenilunio del 2 Settembre prossimo? Perchè la Luna in Pesci si salderà a Nettuno, Signore dei Pesci già stazionante nell’Archetipo e l’Energia Pesci, così enfatizzata, ci mette davanti alle sfide più alte che la Coscienza possa affrontare nel suo percorso sulla Ruota dello Zodiaco. Nettuno Signore dell’Archetipo gonfia di potenza la piena Lunare come fosse una tempesta oceanica e ci troveremo alle soglie dell’Autunno con la sensazione di doverci chiedere una buona volta quando è comparsa l’ultima volta la felicità al nostro orizzonte. Com’era fatta. Come è scorsa nelle nostre vene, che cosa stavamo facendo quando ci ha sollevato con le sue dita di gioia.

I Pesci all’estremo capo dello Zodiaco d’altro canto chiudono il ciclo, firmano la storia completa della Coscienza e l’happy ending dell’Anima incarnata non ha a che vedere con uno status finalmente guadagnato, nè con una individuazione. Si traduce invece in una dissoluzione completa. L’Anima che ha vissuto in ogni tappa una lezione e una seduzione del mondo di Maya, ha compreso che la mente è illusione, che il corpo è illusione, che l’emozione è illusione, ha trasceso i tre livelli esistenziali con cui tutti ci destreggiamo e ha realizzato che l’essenza vera di se stessa è lo sciogliesi nello Spirito, il riconfluire nella luce dell’Uno, nel varcare la soglia della Casa del padre. La perdita della propria identità dell’io penso, io sento, io possiedo diventa io sono e rappresenta la vera unica meta. Ben lo racconta il mito ogni volta che infila un personaggio nella volta nera del Cielo sotto forma di stella attraverso le mani di qualche Divinità, più spesso Zeus in persona.

Quando un personaggio delizia uomini e divini con la propria parabola esistenziale l’onore più alto diventa quello di essere trasformato in una costellazione. Succede a Perseo, uno dei più grandi eroi che la mitologia annoveri fra le sue fila. Uccisore della Medusa, vendicatore di fanciulle ingiustamente oppresse. Sua madre Danae in primis, gettata in mare dal nonno Acrisio nel tentativo di conservare il proprio trono dai discendenti, o come quella che diverrà sua moglie, la bella Andromeda, incatenata a una rupe e condannata dal padre ad essere divorata da un mostro marino per la tracotanza della madre Cassiopea, che aveva insultato e offeso le ninfe Nereidi del Mare. Perseo è un cavaliere giusto ed indomito nelle cui vene scorre niente meno che il sangue di Zeus Re degli Dei, è un principe che rende giustizia alla gloria del padre e quando al termine della sua parabola incontra la morte, Pallade Atena lo raccoglie fra le mani e ne fa una costellazione ponendogli accanto la sposa amata. Ne fa un ornamento del firmamento. L’identità dell’eroe si scioglie nella volta immensa del Cielo, torna allo splendore del creato da cui tutti proveniamo. La gloria più alta è scioglimento e dissoluzione anche fra le pagine del mito. Perdita più che guadagno.

Nell’Albero della Vita della Cabala non diversamente la più alta emanazione del Divino, Kether, prima Sephirah, la Corona dell’Albero stesso rivelatrice dell’esperienza “Unione con Dio”, è connessa al pianeta Nettuno. La connessione con il Fuoco creatore, con l‘Ain Soph, con la potenza che da increata passa al piano dell’azione, è affidata cosi al principio dello scioglimento. Nettuno/ Poseidone del resto è il sovrano di uno mondo che non conosce densità, ne attaccamento. L’Acqua non ha forma propria e non ha colore proprio. Assume i toni e i volumi del luogo in cui si trova perchè in sè contiene la grandiosità della perdita. Del non essere nulla. La grandiosità di quel “donando guadagni” che per ciascuno di noi è tanto arduo da integrare nella vita di ogni giorno e che ci condanna alla povertà. Materiale e Spirituale.

Cosi il Plenilunio ci chiederà se abbiamo capito o meno questa lezione. Se abbiamo compreso che laddove si annida la paura di perdere, di non essere abbastanza, di non avere abbastanza, di rimetterci, di diventare meno di quel che siamo, laddove giace la nostra piccola persona spaventata del mondo, degli altri, del concedersi anche solo attraverso un sorriso o una buona parola, li la felicità muore. Ed è un Plenilunio che ragiona sul rapporto fra dare/avere in un momento storico in cui da ogni parte ci viene detto che chiudere, serrare, pensare al proprio orticello sia il viatico del benessere. Siamo sicuri che lo sia? Noi chiudiamo e mettiamo barriere e un piccolo nemico quasi invisibile passa indomito da naso a naso, da bocca a bocca e unisce comunque.

Come mai in un Corso in Miracoli, canalizzazione fra le più alte che questo piano materiale conosca, è spesso detto che si può avere solo quello che si condivide? Che la condivisione rafforza quello che si ha?

Il reggitore esoterico o notturno dei Pesci a pensarci bene è Giove. Come a dire che nelle segrete più profonde dell’Archetipo, nel movimento empatico che la coscienza in esso disegna, dal momento che i Pesci rappresentano l’abbraccio con il tutto, risiede la vera grande fortuna. Quella ricchezza che è d’essenza e non di materia.

Dove abbiamo allontanato la felicità nelle nostre vite?

Dove abbiamo concesso che le convinzioni profonde l’io penso, io sento, io possiedo mettessero le ganasce a quello che realmente siamo? Dove abbiamo lasciato che le paure e la necessità di definirci ci tagliassero le ali?

Queste sono le domande che la Luna Piena in Pesci porterà con sè.

Lasciamo che ci mostri con la sua luce d’argento le nostre piccolezze, le mediocrità, il respiro corto che abbiamo dato alle circostanze della nostra vita. La paura è sempre l’unico scoglio alla potenza dell’Amore.

Siate Potenza

Siate Amore.

Sempre vostra e sempre a servizio

Francesca Spades

Per consulti privati scrivi a : francescaspades@gmail.com

(imm. Art Immurg)

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